mercoledì 24 novembre 2010

TELECAMERE A “GUARDIA” DEI RIFIUTI, LA CITTA’ SI DIVIDE

di Gennaro Del Giudice

POZZUOLI. Telecamere sui cassonetti dei rifiuti, si divide la città. Polemiche per la “trovata” del comune di Pozzuoli di installare in prossimità dei siti per la raccolta rifiuti occhi elettronici come deterrente al fenomeno inciviltà. “Combattere chi getta spazzatura fuori orario consentito e all’esterno dei cassonetti, combattere chi smaltisce i rifiuti ingombranti e quelli derivanti da attività commerciali” è il diktat seguito dal comando di polizia municipale del comune di Pozzuoli, quartier generale della guerra agli incivili. Finora in poco meno di un mese oltre 100 le persone colte con “le mani nel sacco” alle quali si è risaliti grazie ai fotogrammi delle telecamere mobili installate in prossimità dei siti di raccolta rifiuti, 10 denunce penali e 8 sanzioni di tipo amministrativo. Il ricorso alla tecnologia con autentiche modalità da “intelligence” se da una parte lascia soddisfatti per l’impegno profuso nel mettere in campo forze ulteriori per combattere il fenomeno, dall’altro fa storcere il naso a qualcuno per la “sproporzionalità” del metodo, ritenuto esagerato. “Con tanti cumuli di immondizia che ci sono in giro, con i sacchetti che ci ritroviamo fin sotto casa, si mettono a vedere attraverso le telecamere chi getta la spazzatura” sembra essere il pensiero comune. Entusiasmo e critiche, pareri dicotomici per la scelta di ricorrere alla tecnologica come deterrente contro i rifiuti-selvaggi vengono discussi anche in rete, attraverso le pagine del social network Facebook.“A chi dobbiamo questa idea fantastica, mi congratulo con l'ideatore, questo si che è fare qualcosa!” afferma Achille. Gli fa eco Clemente “sono più che favorevole, oltre alla spazzatura, si potrà vedere anche altro”. “Bella questa, ma avete visto quanta spazzatura c’ è in giro?” dice Michele, allibito per la marea di rifiuti presente in strada e che vede del tutto “fuori luogo” l’installazione delle telecamere in prossimità dei cassonetti. Reazioni discordanti anche da parte dei rappresentanti sindacali dei commercianti, contro i quali i caschi bianchi hanno puntato il dito. Fatte le dovute accezioni, sarebbe diffuso il fenomeno che vorrebbe i proprietari delle attività commerciali smaltire rifiuti in maniera autonoma anziché affidarsi alle aziende specializzate allo smaltimento. “Energie che potevano essere profuse per risolvere altre problematiche che richiedono maggiori e urgenti interventi” è il pensiero del presidente di “Casa Artigiani” Giovanni Falcetti che pone l’attenzione anche su altri argomenti come il senso di civiltà dei cittadini, privacy e sicurezza “Posizionare telecamere per controllare i rifiuti è sconcertante e declassante per l’intera cittadinanza, che allo stesso tempo vede violato il diritto alla privacy. Lo ritengo un passo indietro considerato anche che ci sono problemi ben più seri come quello della sicurezza. Non bisogna dimenticare che la sera dopo le 20 la città finisce in “balìa delle onde”, non ci sono controlli, non c’è sicurezza, pertanto ritengo che le telecamere andrebbero collocate nei vari punti della città per tutelare la sicurezza dei cittadini e non per controllare lo smaltimento dei rifiuti”. Mente per Vincenzo Addati, presidente dell’ Ascom di Pozzuoli “E’ sconcertante che per far rispettare una regola di civiltà ci sia il bisogno di ricorrere alle telecamere, quando esistono regole ben precise. Ma siccome a rimedi estremi spesso c’è bisogno di estremi rimedi allora ben vengano anche le telecamere. D’altronde credo che il problema siano i singoli cittadini e non i commercianti i quali gettano rifiuti la sera dopo aver chiuso le proprie attività e quindi in orario consentito. Per quanto riguarda i ristoranti invece loro seguono un iter diverso, riempiono i contenitori di rifiuti poi nelle loro attività passano le ditte incaricate per la raccolta ” dice il rappresentante dei commercianti che accoglie positivamente il ricorso alla tecnologia. “Ben venga l’utilizzo delle telecamere ma non bisogna estremizzare la cosa, il comune deve dare la possibilità ai cittadini di essere nelle condizioni di smaltire in maniera sufficiente i rifiuti” afferma Daniele Lattero, presidente della Confesercenti di Pozzuoli che denuncia la mancanza di sufficienti cassonetti e gettacarte in città “Il numero di contenitori per la raccolta di rifiuti non è sufficiente per accogliere la spazzatura in una città di circa 100mila persone, ecco che oltre alla crisi nella raccolta c’è anche la difficoltà da parte dei cittadini di gettare la spazzatura che di conseguenza finisce anche in strada. Basti pensare ad un dato abbastanza emblematico. In tutto il centro storico non c’è un cestino gettacarte, chi mangia una pizzetta o un gelato dove deve buttare la carta? Se la deve portare a casa? A volte anche se è spiacevole dirlo, è il comune che mette nelle condizioni di essere incivili”.

sabato 20 novembre 2010

SMALTIMENTO DEI RIFIUTI, OCCHI ELETTRONICI SUGLI INCIVILI

IDENTIFICATE GIA' CENTO PERSONE

di Gennaro Del Giudice
servizi pubblicati su "Roma" e "Corriere Flegreo"

POZZUOLI. Occhi elettronici sulla spazzatura e attività di intelligence contro gli incivili. Scende in campo la tecnologia nel comune di Pozzuoli, telecamere di videosorveglianza installate nei punti raccolta rifiuti per riprendere, risalire e sanzionare cittadini e privati che non rispettano la regolamentazione vigente in materia di smaltimento rifiuti. In pochi giorni i trasgressori assicurati alla giustizia, attraverso i fotogrammi individuati i mezzi con i quali viene gettata la spazzatura, dal numero di targa si risale all’intestatario che viene “invitato” a comparire presso il comando di polizia municipale per la contestazione del reato. Due telecamere mobili, poste l’una di fronte l’altra in maniera tale da coprire l’intero raggio di movimento dei veicoli, “leggere” targa anteriore e targa posteriore. Nella sede del comando di polizia municipale un agente scandaglia i fotogrammi, inaccettabili e irritanti alcune sequenze riprese: un uomo che dal cassone di un camioncino scarica spazzatura di ogni genere lungo il marciapiede; ancora due uomini che aprono gli sportelloni di un furgone e scaricano una pedana piena di rifiuti. L’operatore che ferma l’immagine, il fotogramma viene stampato, lo zoom sulla targa del veicolo, poi la visura attraverso la quale si risale al nome e cognome del proprietario o, nel caso di società proprietaria del veicolo, alla ragione sociale e all’amministratore delegato e così via. Da lì in poi la comunicazione al domicilio che può avvenire anche in meno di 24 ore, la sanzione che arriva fin dento casa e la chiamata “a comparire” presso gli uffici dove verrà contestato il reato. Un “modus operandi” simile a quello utilizzato per autovelox e tutor stradali. Tra le zone scandagliate, in primis quelle cosiddette “calde”, strade di periferia e luoghi isolati, spesso trasformati in sversatoi e discariche a cielo aperto. La attenzioni dell’occhio elettronico finora in via Vittorini nel quartiere di Monterusciello, via dei Platani nella zona di Licola Borgo e via Antiniana, nella zona del nuovo tribunale al confine tra Pozzuoli e il quartiere di Agnano. E proprio qui che nell’ultimo mese, grazie al lavoro delle telecamere installate che gli agenti di polizia municipale del comune di Pozzuoli sono riusciti ad identificare oltre 100 persone, colte in flagranza di reato. Movimenti che in tempo reale vengono trasmessi alla centrale operativa e memorizzati nell’hard disk, successivamente passate al setaccio dagli uomini agli ordini del comandante Luigi De Stefano “L’obiettivo è punire chi getta spazzatura di ogni genere fuori ai cassonetti. Quando questi sono pieni devono dirigersi altrove, non possono gettare tutto in strada e lungo i marciapiedi” Secondo i dati in possesso e comunicato dal capo dei caschi bianchi, negli ultimi 30 giorni sarebbero oltre 100 le persone identificate, tra queste almeno 18 già sanzionate. Tutti “colti con le mani nel sacco” nella sola zona del nuovo tribunale, dove in questi giorni le telecamere mobili sono state posizionate. Dei sanzionati, 60 sono residenti nel napoletano mentre gli altri 40 residenti nel comune di Pozzuoli. Tra queste, 10 persone sono già state denunciate penalmente in quanto intestatari di ditte o aziende, “status” giuridico per il quale è prevista la denuncia penale, mentre 8 persone sono state destinatarie di una sanzione di tipo amministrativa in quanto semplici cittadini scoperti a gettare immondizia o fuori orario consentito ( compreso tra le ore 20 e le 24) o sversando rifiuti ingombranti fuori ai cassonetti.








giovedì 18 novembre 2010

NEONATA UCCISA, LUTTO CITTADINO

IERI NELL'AVELLINESE I FUNERALI DELLA PICCOLA SOFIA
CONVALIDATO L'ARRESTO PER LO ZIO ASSASSINO AFFETTO DA TURBE PSICHICHE

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" giovedì 18 novembre 2010

MONTE DI PROCIDA. Si sono svolti in forma ristretta, ieri pomeriggio, i funerali della piccola Sofia Muccillo, la bimba di appena 54 giorni ammazzata domenica scorsa dallo zio, al Monte di Procida. L’ultimo saluto alla salma proveniente dall’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli ieri pomeriggio alle 14,30 a Casalbore, nell’avellinese, dove la giovane famiglia viveva nel vicino paese di Sperone. La funzione religiosa si è svolta in forma ristretta, con familiari e amici che si sono stretti intorno all’immane dolore di mamma Francesca e papà Fausto, genitori della bimba. “Siamo tutti vicini all’immane dolore dei familiari della piccola Sofia” dice dall’altra parte del telefono un funzionario del piccolo comune di Sperone, appena 4 mila abitanti, dove la giovane coppia vive “Qui abbiamo appreso la notizia della tragedia solo attraverso i mezzi di informazione e forte è stato il dolore e lo sconcerto in paese”. Dal paesino dell’avellinese al Monte di Procida, teatro della tragedia, fino agli Stati Uniti, dove vive il nonno della piccola e “seconda patria” per la famiglia Spinelli, forte è il cordoglio. Nel frattempo, il sindaco della cittadina flegrea, Francesco Iannuzzi, ha annunciato per oggi il lutto cittadino. Nella giornata di ieri anche l’udienza di convalida dell’arresto di Antonio Raffaele Spinelli, il 29enne zio-assassino che da domenica sera è rinchiuso nel carcere di Poggioreale. Dopo il delitto l’uomo non oppose alcuna resistenza, all’arrivo dei carabinieri nell’abitazione dove qualche minuto prima era stato consumato l’efferato delitto, facendosi ammanettare senza pronunciare alcuna parola. L’inchiesta sul tragico episodio di infanticidio sono condotte dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Napoli Maria Sepe, sul delitto indagano i carabinieri della compagnia di Arco Felice che negli attimi successivi il delitto intervennero nell’abitazione al civico numero 7 di via “Seconda Traversa Filomarino”, nella zona delle cosiddette “Casevecchie”, al Monte di Procida. Qui lo zio-assassino poco dopo le 21 si trovava con la madre, la nonna della piccola Sofia lasciata in custodia dai genitori, usciti con alcuni amici. Lo zio, descritto da tutti come persona tranquilla e solitaria, con problemi mentali derivanti da una patologia, la “psicosi bipolare” per la quale da 13 anni era in cura presso “l’Unità Operativa di Salute Mentale” di Pozzuoli. Oltre alla malattia, anche l’uso di sostanze stupefacenti, un mix terribile. Domenica il tragico epilogo. Il raptus di follia, la nipotina che piange nella culla, la madre che la prende in braccio, lui che la reclama, il rifiuto della donna che viene spintonata e fatta cadere a terra dal figlio che corre in cucina, prende il coletto e uccide la neonata. A quell’ora nonna, zio e nipotina in casa, con Francesca e Fausto, i genitori della piccola usciti per una passeggiata con gli amici, col “pensiero tranquillo” di aver lasciato la figlioletta nelle mani della nonna. Poi la tragedia.

MUORE DI INFARTO FULMINANTE SUL CAMION DELLA NU

SOCCORSI INUTILI PER ANTONIO MONGELLUZZO, EX LAVORATORE SOCIALMENTE UTILE
ERA STATO ASSUNTO DALLA "DE VIZIA" LO SCORSO 1 NOVEMBRE DOPO ANNI DI PRECARIATO: IERI MATTINA IL MALORE MENTRE ERA IN SERVIZIO

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" e Corriere Flegreo" giovedì 18 novembre 2010

POZZUOLI. Dopo lotte, sacrifici e sofferenze aveva ottenuto finalmente un contratto di lavoro, un impiego stabile dopo anni di precariato. Sedici giorni fa il destino gli sorrise, per poi voltargli nuovamente le spalle, questa volta definitivamente. Un infarto fulminante lo ha stroncato ieri mattina all’interno della cabina del camion per la raccolta rifiuti nella quale stava lavorando. E’ morto così Antonio Mongelluzzo, 54 anni, ex Lavoratore Socialmente Utile del comune di Pozzuoli, dallo scorso 1 novembre assunto dalla ditta “De Vizia Transfer”, azienda che si occupa della raccolta rifiuti in città. Come ogni mattina il 54enne, residente nel quartiere di Monterusciello in via Reginelle insieme ai figli con i quali viveva dopo la morte della moglie avvenuta appena qualche anno fa, era uscito di casa per recarsi al lavoro. La tragedia intorno alle 7,30. Antonio Mongelluzzo era a bordo del camion per la raccolta dei rifiuti, insieme a lui altri 3 colleghi con i quali si era diretto nel primo sito di raccolta nei pressi di via Celle, a pochi metri dal vecchio tribunale cittadino. Il camion era in procinto di raccogliere la massa di rifiuti prima del ponticello che conduce alle rovine dell’antica Roma. In quel momento l’uomo si trovava all’interno della cabina del camion, con lui l’autista del mezzo e altri due operatori ecologici. Improvvisamente il dramma. Un infarto fulminante gli stroncava la vita. Tutto in una frazione di secondi. Il dramma dei colleghi che in quel momento erano con lui nel mezzo, nemmeno il tempo di realizzare quanto stesse accadendo che Antoniio Mongelluzzo si era già accasciato. Inutili i tentativi di salvargli la vita, l’allarme, le urla, la disperazione di chi in quel momento era con lui. Sul posto giungeva un’ambulanza del 118, ma i sanitari non potevano fare altro che constatare il decesso, fulmineo, che lasciava tutti impotenti dinanzi alla tragedia. In via Celle nei minuti successivi la tragica morte giungevano gli agenti di polizia municipale del comune di Pozzuoli, il corpo senza vita del povero 54enne rimaneva all’interno della cabina del camion fino all’arrivo del pubblico ministero, che disponeva il trasferimento della salma presso l’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli. Seppur chiara la causa del decesso, apparentemente avvenuta per morte naturale, il magistrato ha disposto comunque sul corpo dell’uomo gli esami autoptici. Il camion, teatro della tragedia, veniva sottoposto a sequestro e rimosso poco dopo le 11. Forte il dolore da parte di familiari, conoscenti e dei tanti Lsu cittadini con i quali Mongelluzzo aveva condiviso anni di lotte e proteste. Lo scorso 1 novembre l’assunzione, dopo anni di precariato, da parte dell’azienda “De Vizia Transfer”. Finalmente per lui un contratto a tempo indeterminato, la sua vita che da un punto di vista lavorativo andava stabilizzandosi “Una persona perbene, un grande lavoratore, serio e onesto” lo ricorda così Franco Daniele sindacalista e amico di famiglia. “Tutti i lavoratori si impegneranno per dare un sostegno alla sua famiglia” dice Pino Dardano, rappresentante sindacale della Cisl “Il mio dolore va aldilà del rapporto di lavoro che avevo con Antonio, che prima di tutto era un amico. Il destino gli ha voltato le spalle proprio quando finalmente aveva ottenuto un lavoro dignitoso dopo 3 anni di lotte, sacrifici e sofferenze”

MONTE DI PROCIDA SOTTO SHOCK

DOLORE E RABBIA IN RETE: PENA DI MORTE PER L'ASSASSINO

di Gennaro Del Giudice
pubblicato sul "Roma" mercoledì 17 novembre 2010

MONTE DI PROCIDA. Una tragedia che ha colpito un intero paese, l’orrore che è entrato nelle case, un incubo per una comunità di appena 13mila abitanti. Una famiglia distrutta, un figlio, un fratello che diventa assassino, che ammazza la nipotina appena nata, la figlioletta portata in grembo per 9 mesi. Lui vittima delle sue turbe psichiche, della droga, che distrugge la propria famiglia. Un omicidio tanto efferato che non ammette attenuanti, che non può essere giustificato con alcunché. Da domenica sera si discute, si tenta di dare una spiegazione all’orrore. Monte di Procida, gli Stati Uniti, la piccola cittadina di Serpico nell’avellinese, appena 4mila abitanti, dove per soli 54 giorni la piccola Sofia ha vissuto sembrano vicine, unite da un unico sentimento, il dolore. Dagli States, seconda patria della famiglia Spinelli come per tante altre famiglie montesi, il cordoglio giunge attraverso le pagine del social network Facebook, dei blog. Il dolore misto alla rabbia, la voglia dei “giustizialisti” di vendicare la terribile morte di quella povera bimba. Per lo zio assassino viene invocata la pena di morte, la “legge del taglione”, alcuna pietà nei confronti di un uomo che ha sgozzato la propria nipotina di appena 54 giorni. Dall’altra, la posizione di chi vede anche l’assassino come “vittima”, della propria malattia, di quella “ psicosi bipolare” che gli avrebbe impedito di capire cosa stesse facendo in quel momento. E chi addossa le colpe alle istituzioni, ai sanitari, a chi avrebbe dovuto impedire a quell’uomo di trovarsi domenica sera in quella casa, insieme alla madre e alla nipotina, presto diventate vittime del suo raptus di follia

VIOLENTO SCONTRO TRA AUTO: ILLESI I CONDUCENTI

L'ENNESIMO INCIDENTE LUNGO L'ASSE VIARIO COPIN

di Gennaro Del Giudice

POZZUOLI. L’ennesimo incidente dopo appena qualche minuto di pioggia. Saranno le indagini condotte dalla sezione sinistri stradali del comando di polizia municipale di Pozzuoli a ricostruire l’esatta dinamica, ma il sospetto è che ancora una volta ad incidere sul sinistro siano state le condizioni del manto stradale e la pioggia. Mix micidiale che genera il pericoloso fenomeno di acquaplaning. Gli pneumatici che non aderiscono all’asfalto, il manto stradale che diventa “saponetta” e la perdita di controllo della vettura che diventa inevitabile. Ieri l’ennesimo incidente sulle strade flegree, ancora una volta lungo l’asse viario “Copin”, strada di collegamento tra Arco Felice e la Solfatara, importante snodo viario verso via Campana e la cittadina di Quarto. Poco dopo le 9 l’impatto tra due automobili, una Audi A2 e un fuoristrada della Ford, alla cui guida c’era un giovane militare americano di servizio presso la base Nato di Gricignano d’Aversa. L’uomo a quanto pare viaggiava in direzione della Solfatara, dall’altra parte scendeva l’altro automobilista, in direzione Arco Felice. Improvvisamente il militare, secondo le prime ricostruzioni effettuate sul luogo dell’incidente, perdeva il controllo del mezzo finendo in un pericoloso testacoda. Mentre in quel momento dalla corsia opposta sopraggiungeva l’Audi, con la quale avveniva l’impatto. Spaventose le sequenze dell’incidente, con l’Audi che a seguito dell’urto si ritrovava contro il muro laterale sul margine della corsia, con la parte lato-passeggero contro il guard raill e la parte lato-guida con le ruote poggiate sull’altro abitacolo, finito in testa coda. Fortunatamente i due occupanti delle vetture uscivano illesi, per loro solo la paura per le tremende sequenze di un incidente che viste le modalità poteva avere conseguenze ben più gravi . Sul posto giungevano gli agenti di polizia municipale di Pozzuoli per i rilievi del sinistro. I due mezzi dopo qualche ora venivano rimossi dai carri attrezzi. Dalle nove fino alle undici si registravano traffico e rallentamenti in tutta la zona, per la presenza dei mezzi lungo la carreggiata e per la concomitante chiusura, in entrata, di via Fascione per i lavori all’uscita della Tangenziale di Napoli di via Campana. Quello di ieri l’ennesimo incidente a quanto pare provocato ancora una volta da pioggia e condizioni del manto stradale. Prima di ieri un’altra tragedia sfiorata lo scorso 24 settembre in via Monterusciello, nell’omonimo quartiere. Anche in quel caso, giornata piovosa e un automobile che perde il controllo finendo contro un camion nella corsia opposta. Fortunatamente anche quel giorno, tanta paura ma conducenti illesi.

martedì 16 novembre 2010

ORRORE AL MONTE DI PROCIDA - LA NEONATA UCCISA DALLO ZIO CON UNA LAMA DI 22 CENTIMETRI

IL MEDICO LEGALE: "IN TANTI ANNI MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE"

di Gennaro Del Giudice
in primo piano sul "Roma" martedì 16 novembre 2010

MONTE DI PROCIDA. Un profondo taglio alla gola provocato da un coltello con una lama lunga 22 centimetri e larga 5 centimetri. Uno squarcio che dall’orecchio sinistro ha raggiunto l’orecchio destro. Ed ecchimosi sul piede e sulla manina sinistra della piccola Sofia. Orrore che si aggiunge alla tragedia, la bimba di appena 54 giorni decapitata dallo zio assassino. Sarebbe questa una prima ricostruzione da parte del medico legale dell'Asl Luigi Aldorisio, a seguito di una prima perizia esterna sul corpicino della piccola Sofia Muccillo. "In tanti anni di questo lavoro non ho mai visto nulla del genere: sono sconcertato e addolorato". Agghiacciante la scena del delitto: la bimba sgozzata avvolta in uno scialle, sul pavimento un mare di sangue, orrore agli occhi dei primi soccorritori e dei carabinieri giunti sul posto. Scene strazianti, mentre lo zio assassino si faceva trovare nella sua stanza, portato via dai militari mentre al grido “assassino”. Aperto un fascicolo di indagine dal pubblico ministero incaricato dalla Procura della Repubblica di Napoli, Maria Sepe, sul corpicino della piccola disposta l’autopsia. Sembrano ricostruiti quei minuti che hanno preceduto l’orrendo delitto. Erano le 21 circa domenica sera quando Antonio Raffaele Spinelli, 29 anni, pizzaiolo, si trovava all’interno dell’abitazione dei genitori al civico numero 7 di via “Seconda Traversa Filomarino”, nella zona delle cosiddette “Casevecchie”, al Monte di Procida. Con lui la mamma, Regina Schiano di Cola, 54 anni, e la nipotina Sofia, nata lo scorso 21 settembre. La piccola era stata lasciata dalla mamma Francesca, e dal compagno Fausto, alla nonna per un’uscita serale con gli amici. Il freddo, l’umidità della sera e la piccola che viene lasciata a casa della nonna materna, un classico specie per le coppie di giovani. Improvvisamente la piccola Sofia iniziava a piangere, a quel punto l’intervento di nonna Regina che dalla culla la prendeva in braccio. Poi l’intervento dello zio, affetto da “ psicosi bipolare” alternava stati di maniacalità a fasi depressive, con un passato recente da cocainomane, che sentendo piangere la piccola, chiedeva alla mamma di poterla prendere in braccio. A quel punto la donna, probabilmente a conoscenza dei problemi mentali del figlio e preoccupata per eventuali conseguenze pericolose si sarebbe rifiutata di cedere la piccola. Rifiuto che non sarebbe andato giù al 29enne il quale, in preda ad un raptus di follia, avrebbe spinto la madre in terra dopo averle strappato la piccola dalle mani. A quel punto l’uomo, si sarebbe diretto in cucina per prendere un coltello, una lama lunga 22 e larga 5 centimetri, con la quale sgozzava la piccola. Le urla della donna, il corpicino della piccola Sofia ancora avvolto nello scialletto in una pozza di sangue. L’assassino che subito dopo l’omicidio saliva al primo piano della sua abitazione, dove veniva trovato dai carabinieri della compagnia di Pozzuoli giunti sul posto. Senza opporre alcuna resistenza nè dire una parola veniva ammanettato e condotto presso il carcere di Poggioreale mentre fuori la folla urlava “assassino”.

ORRORE AL MONTE DI PROCIDA - PARLANO I MEDICI

L'ASSASSINO DUE SETTIMANE PRIMA AVEVA AGGREDITO LA MADRE
MA PER I MEDICI CHE LO TENEVANO IN CURA NON ERA PERICOLOSO

di Gennaro Del Giudice
in primo piano sul "Roma" martedì 16 novembre 2010

MONTE DI PROCIDA. All’indomani della tragedia si cercano risposte, “perché quell’uomo affetto da psicosi bipolare che alternava stati di maniacalità a fasi depressive e che faceva uso di sostanze stupefacenti domenica sera si trovava in quella casa”. Antonio Raffaele Spinelli, il 29enne assassino della piccola Sofia, appena 54 giorni di vita, era in cura, da tempo presso l'Unità Operativa di Salute Mentale di Pozzuoli. Tredici anni fa era anche stato in una comunità terapeutica con “doppia diagnosi”, per quelle persone che hanno disturbi psichici ma anche problemi di tossicodipendenza. Respingono ogni alone di dubbio i medici su una possibile “leggerezza” commessa da chi avrebbe dovuto vegliare sulla pericolosità di quell’uomo "Non si è trattato di una situazione di allarme non ascoltata. Come dire: niente faceva presagire un gesto del genere". A 16 anni Antonio Raffaele faceva già uso di sostanze stupefacenti, cocaina "Aveva seguito l'intero percorso e ne era uscito bene - spiega Gennaro Perrino, primario del centro di via Antonino Pio, al Rione Toiano - ma poi, secondo quanto ci risulta, ha ripreso a fare uso di droga". Problemi psichici e droga, un mix che non avrebbe fatto presagire alla “pericolosità” del 29enne. Lo scorso 27 ottobre, qualche giorno dopo il rimpatrio dagli Stati Uniti d’America, dove il padre Carlo Raffaele, 62enne pizzaiolo è titolare di un ristorante, Antonio Raffaele aggredì la madre nell’abitazione dove 18 giorni dopo commetterà l’orribile delitto ai danni della nipotina. Urla e spintoni contro la madre 54enne quel giorno, la segnalazione della violenza domestica che giunse al comando di polizia municipale di Monte di Procida. Sul posto agenti e medici dell'Unità Operativa del centro di Igiene mentale. ”Quel giorno tra le 13,30 e le 14,30 presso l’abitazione di via Seconda Traversa Filomarino, intervennero tre nostri agenti” racconta il comandante del corpo di polizia municipale del comune di Monte di Procida Ugo Mancino mentre a conferma del suo racconto mostra i turni di servizio riportati sul “brogliaccio” “A quanto pare c’erano stati spintoni e un’aggressione verbale da parte dell’uomo ai danni della madre, al nostro ufficio arrivò una segnalazione e immediatamente intervenimmo. Tre vigili seguirono la vicenda sul posto, intervennero anche i sanitari dell’Asl, ma successivamente non fu data nessuna segnalazione agli organi preposti pertanto l’uomo rimase nella sua abitazione. Diversamente, saremmo dovuti intervenire come polizia sanitaria scortando sanitari e paziente presso il primo centro di igiene mentale disponibile ”I sanitari ritennero quindi di non condurre quello che 18 giorni dopo si scoprirà un assassino in un centro di igiene mentale “Quel giorno fu sottoposto ad un intervento di cure domiciliari. Poi, il giorno dopo, si presentò regolarmente al controllo. Rifiutò di assumere i neurolettici, decidendo di fare uso solo degli stabilizzanti dell'umore” spiega ancora il primario Gennaro Pennino “Gli fu riscontrata un'ansia reattiva, ma non c'era una situazione di grosso allarme”. Fatto che dimostra come l’uomo non fu sottoposto ad un trattamento obbligatorio da parte dei sanitari “Non c'erano gli estremi. Del resto che la situazione non fosse allarmante, lo dimostra anche il comportamento dei suoi stessi familiari che non ci hanno mai segnalato situazioni particolarmente pericolose".

ORRORE AL MONTE DI PROCIDA - LE REAZIONI

PAESE SOTTO SHOCK, INCREDULITA' TRA I CITTADINI
NESSUNO SI ASPETTAVA UN SIMILE GESTO

di Gennaro Del Giudice
in primo piano sul "Roma" martedì 16 novembre 2010

MONTE DI PROCIDA. Paese di emigranti e marinai, pizzaioli e ristoratori in cerca di fortuna negli States. Degli oltre 13 mila residenti del Monte di Procida, la stragrande maggioranza almeno una volta è volata oltreoceano, da un parente, un amico, qui tutti hanno la carta verde, il visto di residenza permanente, permesso di soggiorno illimitato. Una comunità unita e coesa, anche un sito internet, una “chat montese” per sentirsi vicini, accorciare la distanza che separa questo paesino a picco sul mare, dagli Stati Uniti d’America. Prima del civico numero 7 alla “Seconda Traversa Filomarino”, nella zona delle “Casevecchie” c’è una ripida salita, dalle prime ore dell’alba una macchina dei vigili urbani è messa di traverso per sbarrare la strada. Cameramen, giornalisti, curiosi vengono allontanati gentilmente, i familiari della piccola Sofia non vogliono che venga ripresa l’abitazione su due livelli dove 12 ore prima si è consumato l’orrendo delitto. Lungo la traversa che conduce alla strada privata si sentono i rumori di un martello pneumatico, ci sono lavori in corso in una palazzina lungo il tragitto. Rompono la tranquillità di questo piccolo paesino arroccato sul punto più alto dei Campi Flegrei. Nella casa c’è nonna Regina, con lei la madre, la bisnonna delle piccola di appena 54 giorni ammazzata dallo zio e i familiari più stretti, presidiano la viuzza alla quale si giunge dopo essere passati per la piazzetta a centro città. Monte di Procida sembra essersi svegliata da un incubo, purtroppo divenuto realtà, tutti increduli per quanto accaduto nella notte, i flash, le sirene delle automobili dei carabinieri che sfrecciano, la volante che porta via l’assassino mentre tra le viuzze dei paesino. Dei genitori della piccola nessuna traccia, in mattinata la mamma Francesca, 33 anni, impiegata sarebbe stata vista in comune, poi via la fuga dal paese e da quella casa dove si è consumato l’orrore. Insieme al compagno Fausto, papà della piccola, scappati nella loro casa a Baiano, nell’avellinese. Occhi sbarrati e incredulità, la rabbia che ti stringe il petto, il sonno rotto dal pensiero per quell’assurda tragedia, sbigottimento, “quell’uomo silenzioso e tranquillo” diventato omicida “Sapevamo che aveva disturbi psichici ma qui non è mai stato considerato una persona da temere". L’assassino spesso andava a fare la spesa dalla signora Antonietta Donatore, un piccolo market vicino alla casa degli Spinelli. "Aspettava sempre il suo turno, era molto educato, tranquillo - racconta - per noi è stato un brutto colpo, una tragedia che nessuno si aspettava".

venerdì 12 novembre 2010

ANCORA UN ASSALTO, SPARI IN ARIA

PRESO DI MIRA IL "VIBIAN" AL FUSARO
IN 4 FANNO IRRUZIONE E PUNTANO UN'ARMA CONTRO IL CASSIERE
PANICO TRA I PRESENTI

di Gennaro Del Giudice
pubblicato sul "Roma" venerdì 12 novembre 2011

FUSARO/BACOLI. Non si placa l’ondata di criminalità nei Campi Flegrei, rapinatori armati assaltano l’ennesimo supermercato. E per coprire la fuga anche diversi colpi di arma da fuoco sparati in aria. Terrore nel tardo pomeriggio di mercoledì al Fusaro, all’interno del supermercato “Vibian”. Dopo le rapine ai punti vendita della catena “Sisa” al Rione Toiano e a Monterusciello di qualche giorno fa, è toccato questa volta al supermarket nella zona del Fusaro, a Bacoli. Poco dopo le 18,30 in via Cuma al civico 159 due uomini pistole in pugno facevano irruzione all’interno dei locali, fuori ad attenderli a quanto pare altri due complici, probabilmente all’interno di una vettura. Nel pomeriggio alcune persone del luogo avrebbero notato aggirarsi più volte nella zona una Fiat Punto di colore grigio con a bordo 4 uomini, probabilmente coloro che qualche ora dopo avrebbero messo a segno il raid. I malviventi dopo aver “scelto” la vittima di turno hanno poi atteso il momento giusto per entrare in azione e mettere a segno il colpo. L’irruzione nei locali del punto vendita “Vibian” quando all’interno c’erano dipendenti e clienti, all’esterno lo shopping dei negozi limitrofi. Noncuranti di eventuali “testimoni oculari” e della presenza di telecamere installate nei pressi del locale, i malviventi entravano nel supermercato, volti semicoperti e pistole in pugno. Un’azione fulminea, la solita sequenza che da diverse settimane a questa parte si ripete all’interno dei supermercati, dopo Pozzuoli mercoledì sera anche Bacoli finisce nel mirino. L’arma puntata verso l’operatore alla cassa, la minaccia di consegnare l’incasso e il denaro contante che viene prelevato dallo sportello, in tutto un bottino di circa mille euro. Poi la fuga, coperta da alcuni spari, per intimorire eventuali reazioni. Il raid durava in tutto una manciata di minuti, l’irruzione, la rapina e i due malviventi che appena usciti dal supermercato, esplodevano diversi di colpi di pistola a salve, per “coprire” la fuga. Probabilmente ad attenderli fuori al supermercato gli altri due complici, che avrebbero ricoperto nel disegno criminale il ruolo di “palo” e autista. Poi la fuga lungo via Cuma, in direzione Bacoli o Licola. Sul posto giungevano i carabinieri della stazione di Bacoli diretti dal comandante Carmine Napolitano. Ascoltati i racconti dei testimoni si cercano ora eventuali “tracce” lasciate dai rapinatori all’interno di qualche telecamera installata nei pressi del supermercato. Lo scorso 21 gennaio a poche centinaia di metri di distanza la rapina ai danni del supermercato “Crai” di via Ottaviano Augusto. Quella sera, sempre di mercoledì e sempre alla stessa ora, mentre all’interno del locale erano presenti numerosi clienti, 2 rapinatori con i volti coperti da sciarpe e berretti ed armati di pistole, minacciarono le cassiere facendosi consegnare in tutto circa 1200 euro in contanti. Anche in quel caso fuori ad attenderli due complici, a bordo di una Fiat Panda pronti per la fuga.