i ricorrere alla tecnologica come deterrente contro i rifiuti-selvaggi vengono discussi anche in rete, attraverso le pagine del social network Facebook.“A chi dobbiamo questa idea fantastica, mi congratulo con l'ideatore, questo si che è fare qualcosa!” afferma Achille. Gli fa eco Clemente “sono più che favorevole, oltre alla spazzatura, si potrà vedere anche altro”. “Bella questa, ma avete visto quanta spazzatura c’ è in giro?” dice Michele, allibito per la marea di rifiuti presente in strada e che vede del tutto “fuori luogo” l’installazione delle telecamere in prossimità dei cassonetti. Reazioni discordanti anche da parte dei rappresentanti sindacali dei commercianti, contro i quali i caschi bianchi hanno puntato il dito. Fatte le dovute accezioni, sarebbe diffuso il fenomeno che vorrebbe i proprietari delle attività commerciali smaltire rifiuti in maniera autonoma anziché affidarsi alle aziende specializzate allo smaltimento. “Energie che potevano essere profuse per risolvere altre problematiche che richiedono maggiori e urgenti interventi” è il pensiero del presidente di “Casa Artigiani” Giovanni Falcetti che pone l’attenzione anche su altri argomenti come il senso di civiltà dei cittadini, privacy e sicurezza “Posizionare telecamere per controllare i rifiuti è sconcertante e declassante per l’intera cittadinanza, che allo stesso tempo vede violato il diritto alla privacy. Lo ritengo un passo indietro considerato anche che ci sono problemi ben più seri come quello della sicurezza. Non bisogna dimenticare che la sera dopo le 20 la città finisce in “balìa delle onde”, non ci sono controlli, non c’è sicurezza, pertanto ritengo che le telecamere andrebbero collocate nei vari punti della città per tutelare la sicurezza dei cittadini e non per controllare lo smaltimento dei rifiuti”. Mente per Vincenzo Addati, presidente dell’ Ascom di Pozzuoli “E’ sconcertante che per far rispettare una regola di civiltà ci sia il bisogno di ricorrere alle telecamere, quando esistono regole ben precise. Ma siccome a rimedi estremi spesso c’è bisogno di estremi rimedi allora ben vengano anche le telecamere. D’altronde credo che il problema siano i singoli cittadini e non i commercianti i quali gettano rifiuti la sera dopo aver chiuso le proprie attività e quindi in orario consentito. Per quanto riguarda i ristoranti invece loro seguono un iter diverso, riempiono i contenitori di rifiuti poi nelle loro attività passano le ditte incaricate per la raccolta ” dice il rappresentante dei commercianti che accoglie positivamente il ricorso alla tecnologia. “Ben venga l’utilizzo delle telecamere ma non bisogna estremizzare la cosa, il comune deve dare la possibilità ai cittadini di essere nelle condizioni di smaltire in maniera sufficiente i rifiuti” afferma Daniele Lattero, presidente della Confesercenti di Pozzuoli che denuncia la mancanza di sufficienti cassonetti e gettacarte in città “Il numero di contenitori per la raccolta di rifiuti non è sufficiente per accogliere la spazzatura in una città di circa 100mila persone, ecco che oltre alla crisi nella raccolta c’è anche la difficoltà da parte dei cittadini di gettare la spazzatura che di conseguenza finisce anche in strada. Basti pensare ad un dato abbastanza emblematico. In tutto il centro storico non c’è un cestino gettacarte, chi mangia una pizzetta o un gelato dove deve buttare la carta? Se la deve portare a casa? A volte anche se è spiacevole dirlo, è il comune che mette nelle condizioni di essere incivili”. mercoledì 24 novembre 2010
TELECAMERE A “GUARDIA” DEI RIFIUTI, LA CITTA’ SI DIVIDE
i ricorrere alla tecnologica come deterrente contro i rifiuti-selvaggi vengono discussi anche in rete, attraverso le pagine del social network Facebook.“A chi dobbiamo questa idea fantastica, mi congratulo con l'ideatore, questo si che è fare qualcosa!” afferma Achille. Gli fa eco Clemente “sono più che favorevole, oltre alla spazzatura, si potrà vedere anche altro”. “Bella questa, ma avete visto quanta spazzatura c’ è in giro?” dice Michele, allibito per la marea di rifiuti presente in strada e che vede del tutto “fuori luogo” l’installazione delle telecamere in prossimità dei cassonetti. Reazioni discordanti anche da parte dei rappresentanti sindacali dei commercianti, contro i quali i caschi bianchi hanno puntato il dito. Fatte le dovute accezioni, sarebbe diffuso il fenomeno che vorrebbe i proprietari delle attività commerciali smaltire rifiuti in maniera autonoma anziché affidarsi alle aziende specializzate allo smaltimento. “Energie che potevano essere profuse per risolvere altre problematiche che richiedono maggiori e urgenti interventi” è il pensiero del presidente di “Casa Artigiani” Giovanni Falcetti che pone l’attenzione anche su altri argomenti come il senso di civiltà dei cittadini, privacy e sicurezza “Posizionare telecamere per controllare i rifiuti è sconcertante e declassante per l’intera cittadinanza, che allo stesso tempo vede violato il diritto alla privacy. Lo ritengo un passo indietro considerato anche che ci sono problemi ben più seri come quello della sicurezza. Non bisogna dimenticare che la sera dopo le 20 la città finisce in “balìa delle onde”, non ci sono controlli, non c’è sicurezza, pertanto ritengo che le telecamere andrebbero collocate nei vari punti della città per tutelare la sicurezza dei cittadini e non per controllare lo smaltimento dei rifiuti”. Mente per Vincenzo Addati, presidente dell’ Ascom di Pozzuoli “E’ sconcertante che per far rispettare una regola di civiltà ci sia il bisogno di ricorrere alle telecamere, quando esistono regole ben precise. Ma siccome a rimedi estremi spesso c’è bisogno di estremi rimedi allora ben vengano anche le telecamere. D’altronde credo che il problema siano i singoli cittadini e non i commercianti i quali gettano rifiuti la sera dopo aver chiuso le proprie attività e quindi in orario consentito. Per quanto riguarda i ristoranti invece loro seguono un iter diverso, riempiono i contenitori di rifiuti poi nelle loro attività passano le ditte incaricate per la raccolta ” dice il rappresentante dei commercianti che accoglie positivamente il ricorso alla tecnologia. “Ben venga l’utilizzo delle telecamere ma non bisogna estremizzare la cosa, il comune deve dare la possibilità ai cittadini di essere nelle condizioni di smaltire in maniera sufficiente i rifiuti” afferma Daniele Lattero, presidente della Confesercenti di Pozzuoli che denuncia la mancanza di sufficienti cassonetti e gettacarte in città “Il numero di contenitori per la raccolta di rifiuti non è sufficiente per accogliere la spazzatura in una città di circa 100mila persone, ecco che oltre alla crisi nella raccolta c’è anche la difficoltà da parte dei cittadini di gettare la spazzatura che di conseguenza finisce anche in strada. Basti pensare ad un dato abbastanza emblematico. In tutto il centro storico non c’è un cestino gettacarte, chi mangia una pizzetta o un gelato dove deve buttare la carta? Se la deve portare a casa? A volte anche se è spiacevole dirlo, è il comune che mette nelle condizioni di essere incivili”. sabato 20 novembre 2010
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI, OCCHI ELETTRONICI SUGLI INCIVILI
di Gennaro Del Giudice
servizi pubblicati su "Roma" e "Corriere Flegreo"
POZZUOLI. Occhi elettronici sulla spazzatura e attività di intelligence contro gli incivili. Scende in campo la tecnologia nel comune di Pozzuoli, telecamere di videosorveglianza installate nei punti raccolta rifiuti per riprendere, risalire e sanzionare cittadini e privati che non rispettano la regolamentazione vigente in materia di smaltimento rifiuti. In pochi giorni i trasgressori assicurati alla giustizia, attraverso i fotogrammi individuati i mezzi con i quali viene gettata la spazzatura, dal numero di targa si risale all’intestatario che viene “invitato” a comparire presso il comando di polizia municipale per la contestazione del reato. Due telecamere mobili, poste l’una di fronte l’altra in maniera tale da coprire l’intero raggio di movimento dei veicoli, “leggere” targa anteriore e targa posteriore. Nella sede del comando di polizia municipale un agente scandaglia i fotogrammi, inaccettabili e irritanti alcune sequenze riprese: un uomo che dal cassone di un camioncino scarica spazzatura di ogni genere lungo il marciapiede; ancora due uomini che aprono gli sportelloni di un furgone e scaricano una pedana piena di rifiuti.
L’operatore che ferma l’immagine, il fotogramma viene stampato, lo zoom sulla targa del veicolo, poi la visura attraverso la quale si risale al nome e cognome del proprietario o, nel caso di società proprietaria del veicolo, alla ragione sociale e all’amministratore delegato e così via. Da lì in poi la comunicazione al domicilio che può avvenire anche in meno di 24 ore, la sanzione che arriva fin dento casa e la chiamata “a comparire” presso gli uffici dove verrà contestato il reato. Un “modus operandi” simile a quello utilizzato per autovelox e tutor stradali. Tra le zone scandagliate, in primis quelle cosiddette “calde”, strade di periferia e luoghi isolati, spesso trasformati in sversatoi e discariche a cielo aperto. La attenzioni dell’occhio elettronico finora in via Vittorini nel quartiere di Monterusciello, via dei Platani nella zona di Licola Borgo e via Antiniana, nella zona del nuovo tribunale al confine tra Pozzuoli e il quartiere di Agnano. E proprio qui che nell’u
ltimo mese, grazie al lavoro delle telecamere installate che gli agenti di polizia municipale del comune di Pozzuoli sono riusciti ad identificare oltre 100 persone, colte in flagranza di reato. Movimenti che in tempo reale vengono trasmessi alla centrale operativa e memorizzati nell’hard disk, successivamente passate al setaccio dagli uomini agli ordini del comandante Luigi De Stefano “L’obiettivo è punire chi getta spazzatura di ogni genere fuori ai cassonetti. Quando questi sono pieni devono dirigersi altrove, non possono gettare tutto in strada e lungo i marciapiedi” Secondo i dati in possesso e comunicato dal capo dei caschi bianchi, negli ultimi 30 giorni sarebbero oltre 100 le persone identificate, tra queste almeno 18 già sanzionate. Tutti “colti con le mani nel sacco” nella sola zona del nuovo tribunale, dove in questi giorni le telecamere mobili sono state posizionate. Dei sanzionati, 60 sono residenti nel napoletano mentre gli altri 40 residenti nel comune di Pozzuoli. Tra queste, 10 persone sono già state denunciate penalmente in quanto intestatari di ditte o aziende, “status” giuridico per il
quale è prevista la denuncia penale, mentre 8 persone sono state destinatarie di una sanzione di tipo amministrativa in quanto semplici cittadini scoperti a gettare immondizia o fuori orario consentito ( compreso tra le ore 20 e le 24) o sversando rifiuti ingombranti fuori ai cassonetti.
giovedì 18 novembre 2010
NEONATA UCCISA, LUTTO CITTADINO
CONVALIDATO L'ARRESTO PER LO ZIO ASSASSINO AFFETTO DA TURBE PSICHICHE
di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" giovedì 18 novembre 2010
MUORE DI INFARTO FULMINANTE SUL CAMION DELLA NU
ERA STATO ASSUNTO DALLA "DE VIZIA" LO SCORSO 1 NOVEMBRE DOPO ANNI DI PRECARIATO: IERI MATTINA IL MALORE MENTRE ERA IN SERVIZIO
di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" e Corriere Flegreo" giovedì 18 novembre 2010
POZZUOLI. Dopo lotte, sacrifici e sofferenze aveva ottenuto finalmente un contratto di lavoro, un impiego stabile dopo anni di precariato. Sedici giorni fa il destino gli sorrise, per poi voltargli nuovamente le spalle, questa volta definitivamente. Un infarto fulminante lo ha stroncato ieri mattina all’interno della cabina del camion per la raccolta rifiuti nella quale stava lavorando. E’ morto così Antonio Mongelluzzo, 54 anni, ex Lavoratore Socialmente Utile del comune di Pozzuoli, dallo scorso 1 novembre assunto dalla ditta “De Vizia Transfer”, azienda che si occupa della raccolta rifiuti in città. Come ogni mattina il 54enne, residente nel quartiere di Monterusciello in via Reginelle insieme ai figli con i quali viveva dopo la morte della moglie avvenuta appena qualche anno fa, era uscito di casa per recarsi al lavoro. La tragedia intorno alle 7,30. Antonio Mongelluzzo era a bordo del camion per la raccolta dei rifiuti, insieme a lui altri 3 colleghi con i quali si era diretto nel primo sito di raccolta nei pressi di via Celle, a pochi metri dal vecchio tribunale cittadino. Il camion era in procinto di raccogliere la massa di rifiuti prima del ponticello che conduce alle rovine dell’antica Roma. In quel momento l’uomo si trovava all’interno della cabina del camion, con lui l’autista del mezzo e altri due operatori ecologici. Improvvisamente il dramma. Un infarto fulminante gli stroncava la vita. Tutto in una frazione di secondi. Il dramma dei colleghi che in quel momento erano con lui nel mezzo, nemmeno il tempo di realizzare quanto stesse accadendo che Antoniio Mongelluzzo si era già accasciato. Inutili i tentativi di salvargli la vita, l’allarme, le urla, la disperazione di chi in quel momento era con lui. Sul posto giungeva un’ambulanza del 118, ma i sanitari non potevano fare altro che constatare il decesso, fulmineo, che lasciava tutti impotenti dinanzi alla tragedia. In via Celle nei minuti successivi la tragica morte giungevano gli agenti di polizia municipale del comune di Pozzuoli, il corpo senza vita del povero 54enne rimaneva all’interno della cabina del camion fino all’arrivo del pubblico ministero, che disponeva il trasferimento della salma presso l’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli. Seppur chiara la causa del decesso, apparentemente avvenuta per morte naturale, il magistrato ha disposto comunque sul corpo dell’uomo gli esami autoptici. Il camion, teatro della tragedia, veniva sottoposto a sequestro e rimosso poco dopo le 11. Forte il dolore da parte di familiari, conoscenti e dei tanti Lsu cittadini con i quali Mongelluzzo aveva condiviso anni di lotte e proteste. Lo scorso 1 novembre l’assunzione, dopo anni di precariato, da parte dell’azienda “De Vizia Transfer”. Finalmente per lui un contratto a tempo indeterminato, la sua vita che da un punto di vista lavorativo andava stabilizzandosi “Una persona perbene, un grande lavoratore, serio e onesto” lo ricorda così Franco Daniele sindacalista e amico di famiglia. “Tutti i lavoratori si impegneranno per dare un sostegno alla sua famiglia” dice Pino Dardano, rappresentante sindacale della Cisl “Il mio dolore va aldilà del rapporto di lavoro che avevo con Antonio, che prima di tutto era un amico. Il destino gli ha voltato le spalle proprio quando finalmente aveva ottenuto un lavoro dignitoso dopo 3 anni di lotte, sacrifici e sofferenze” MONTE DI PROCIDA SOTTO SHOCK
di Gennaro Del Giudice
pubblicato sul "Roma" mercoledì 17 novembre 2010
VIOLENTO SCONTRO TRA AUTO: ILLESI I CONDUCENTI
di Gennaro Del Giudice
martedì 16 novembre 2010
ORRORE AL MONTE DI PROCIDA - LA NEONATA UCCISA DALLO ZIO CON UNA LAMA DI 22 CENTIMETRI
di Gennaro Del Giudice
in primo piano sul "Roma" martedì 16 novembre 2010
MONTE DI PROCIDA. Un profondo taglio alla gola provocato da un coltello con una lama lunga 22 centimetri e larga 5 centimetri. Uno squarcio che dall’orecchio sinistro ha raggiunto l’orecchio destro. Ed ecchimosi sul piede e sulla manina sinistra della piccola Sofia. Orrore che si aggiunge alla tragedia, la bimba di appena 54 giorni decapitata dallo zio assassino. Sarebbe questa una prima ricostruzione da parte del medico legale dell'Asl Luigi Aldorisio, a seguito di una prima perizia esterna sul corpicino della piccola Sofia Muccillo. "In tanti anni di questo lavoro non ho mai visto nulla del genere: sono sconcertato e addolorato". Agghiacciante la scena del delitto: la bimba sgozzata avvolta in uno scialle, sul pavimento un mare di sangue, orrore agli occhi dei primi soccorritori e dei carabinieri giunti sul posto. Scene strazianti, mentre lo zio assassino si faceva trovare nella sua stanza, portato via dai militari mentre al grido “assassino”. Aperto un fascicolo di indagine dal pubblico ministero incaricato dalla Procura della Repubblica di Napoli, Maria Sepe, sul corpicino della piccola disposta l’autopsia. Sembrano ricostruiti quei minuti che hanno preceduto l’orrendo delitto. Erano le 21 circa domenica sera quando Antonio Raffaele Spinelli, 29 anni, pizzaiolo, si trovava all’interno dell’abitazione dei genitori al civico numero 7 di via “Seconda Traversa Filomarino”, nella zona delle cosiddette “Casevecchie”, al Monte di Procida. Con lui la mamma, Regina Schiano di Cola, 54 anni, e la nipotina Sofia, nata lo scorso 21 settembre. La piccola era stata lasciata dalla mamma Francesca, e dal compagno Fausto, alla nonna per un’uscita serale con gli amici. Il freddo, l’umidità della sera e la piccola che viene lasciata a casa della nonna materna, un classico specie per le coppie di giovani. Improvvisamente la piccola Sofia iniziava a piangere, a quel punto l’intervento di nonna Regina che dalla culla la prendeva in braccio. Poi l’intervento dello zio, affetto da “ psicosi bipolare” alternava stati di maniacalità a fasi depressive, con un passato recente da cocainomane, che sentendo piangere la piccola, chiedeva alla mamma di poterla prendere in braccio. A quel punto la donna, probabilmente a conoscenza dei problemi mentali del figlio e preoccupata per eventuali conseguenze pericolose si sarebbe rifiutata di cedere la piccola. Rifiuto che non sarebbe andato giù al 29enne il quale, in preda ad un raptus di follia, avrebbe spinto la madre in terra dopo averle strappato la piccola dalle mani. A quel punto l’uomo, si sarebbe diretto in cucina per prendere un coltello, una lama lunga 22 e larga 5 centimetri, con la quale sgozzava la piccola. Le urla della donna, il corpicino della piccola Sofia ancora avvolto nello scialletto in una pozza di sangue. L’assassino che subito dopo l’omicidio saliva al primo piano della sua abitazione, dove veniva trovato dai carabinieri della compagnia di Pozzuoli giunti sul posto. Senza opporre alcuna resistenza nè dire una parola veniva ammanettato e condotto presso il carcere di Poggioreale mentre fuori la folla urlava “assassino”.
ORRORE AL MONTE DI PROCIDA - PARLANO I MEDICI
di Gennaro Del Giudice
in primo piano sul "Roma" martedì 16 novembre 2010
MONTE DI PROCIDA. All’indomani della tragedia si cercano risposte, “perché quell’uomo affetto da psicosi bipolare che alternava stati di maniacalità a fasi depressive e che faceva uso di sostanze stupefacenti domenica sera si trovava in quella casa”. Antonio Raffaele Spinelli, il 29enne assassino della piccola Sofia, appena 54 giorni di vita, era in cura, da tempo presso l'Unità Operativa di Salute Mentale di Pozzuoli. Tredici anni fa era anche stato in una comunità terapeutica con “doppia diagnosi”, per quelle persone che hanno disturbi psichici ma anche problemi di tossicodipendenza. Respingono ogni alone di dubbio i medici su una possibile “leggerezza” commessa da chi avrebbe dovuto vegliare sulla pericolosità di quell’uomo "Non si è trattato di una situazione di allarme non ascoltata. Come dire: niente faceva presagire un gesto del genere". A 16 anni Antonio Raffaele faceva già uso di sostanze stupefacenti, cocaina "Aveva seguito l'intero percorso e ne era uscito bene - spiega Gennaro Perrino, primario del centro di via Antonino Pio, al Rione Toiano - ma poi, secondo quanto ci risulta, ha ripreso a fare uso di droga". Problemi psichici e droga, un mix che non avrebbe fatto presagire alla “pericolosità” del 29enne. Lo scorso 27 ottobre, qualche giorno dopo il rimpatrio dagli Stati Uniti d’America, dove il padre Carlo Raffaele, 62enne pizzaiolo è titolare di un ristorante, Antonio Raffaele aggredì la madre nell’abitazione dove 18 giorni dopo commetterà l’orribile delitto ai danni della nipotina. Urla e spintoni contro la madre 54enne quel giorno, la segnalazione della violenza domestica che giunse al comando di polizia municipale di Monte di Procida. Sul posto agenti e medici dell'Unità Operativa del centro di Igiene mentale. ”Quel giorno tra le 13,30 e le 14,30 presso l’abitazione di via Seconda Traversa Filomarino, intervennero tre nostri agenti” racconta il comandante del corpo di polizia municipale del comune di Monte di Procida Ugo Mancino mentre a conferma del suo racconto mostra i turni di servizio riportati sul “brogliaccio” “A quanto pare c’erano stati spintoni e un’aggressione verbale da parte dell’uomo ai danni della madre, al nostro ufficio arrivò una segnalazione e immediatamente intervenimmo. Tre vigili seguirono la vicenda sul posto, intervennero anche i sanitari dell’Asl, ma successivamente non fu data nessuna segnalazione agli organi preposti pertanto l’uomo rimase nella sua abitazione. Diversamente, saremmo dovuti intervenire come polizia sanitaria scortando sanitari e paziente presso il primo centro di igiene mentale disponibile ”I sanitari ritennero quindi di non condurre quello che 18 giorni dopo si scoprirà un assassino in un centro di igiene mentale “Quel giorno fu sottoposto ad un intervento di cure domiciliari. Poi, il giorno dopo, si presentò regolarmente al controllo. Rifiutò di assumere i neurolettici, decidendo di fare uso solo degli stabilizzanti dell'umore” spiega ancora il primario Gennaro Pennino “Gli fu riscontrata un'ansia reattiva, ma non c'era una situazione di grosso allarme”. Fatto che dimostra come l’uomo non fu sottoposto ad un trattamento obbligatorio da parte dei sanitari “Non c'erano gli estremi. Del resto che la situazione non fosse allarmante, lo dimostra anche il comportamento dei suoi stessi familiari che non ci hanno mai segnalato situazioni particolarmente pericolose". ORRORE AL MONTE DI PROCIDA - LE REAZIONI
NESSUNO SI ASPETTAVA UN SIMILE GESTO
di Gennaro Del Giudice
in primo piano sul "Roma" martedì 16 novembre 2010
venerdì 12 novembre 2010
ANCORA UN ASSALTO, SPARI IN ARIA
IN 4 FANNO IRRUZIONE E PUNTANO UN'ARMA CONTRO IL CASSIERE
PANICO TRA I PRESENTI
di Gennaro Del Giudice
pubblicato sul "Roma" venerdì 12 novembre 2011