lunedì 13 dicembre 2010

POZZUOLI BLOCCATA DA UN ACCENDINO

GLI ADDETTI ALLA RACCOLTA RIFIUTI TROVANO UNA "BOMBA A MANO" TRA LA SPAZZATURA
L'OGGETTO PIU' TARDI, DOPO L'ARRIVO DEGLI ARTIFICIERI, SI RIVELERA' UN ACCENDINO

di Gennaro Del Giudice
servizi pubblicato sul "Roma" e "Corriere Flegreo"

POZZUOLI. Momenti di apprensione quando uno degli addetti alla raccolta dei rifiuti in strada ha rinvenuto una busta rossa tra la montagna si spazzatura. Dentro, un oggetto a forma di bomba a mano con tanto di linguetta, di quelle denominate “ananas”. In pochi minuti l’allarme bomba fa il giro della città, forte è il timore che quell’oggetto potesse deflagrare da un momento all’altro. Sul posto giungono immediatamente i carabinieri, per motivi di sicurezza l’intera area di Via Campana viene isolata e messa in sicurezza, il traffico bloccato dagli agenti di polizia municipale, fino all’arrivo degli artificieri che fanno l’incredibile scoperta: quell’oggetto a forma di bomba a mano in realtà è un accendino. Dalla paura al sospiro di sollievo il passo è stato lungo, oltre 2 ore prima della notizia che ha fatto sorridere un po’ tutti. Ma veniamo ai fatti di quella che si è rivelata una “tragicomica” mattinata di un sabato prenatalizio, con la città di Pozzuoli “bloccata” da un accendino. Dalle prime ore del mattino di sabato lungo via Campana erano al lavoro un gruppo di ex Lsu ora impegnati nella rimozione dei rifiuti per conto della ditta “De Vizia Transfer”. Circa 6/7 operatori, con loro un mezzo bobcat per la raccolta della spazzatura e un camion per il trasporto. E in una città dove la raccolta differenziata non supera il 15% che a dover “dividere” le tipologie di rifiuti in questi giorni siano paradossalmente proprio loro, gli addetti alla raccolta e non i cittadini che la producono.
Pertanto, anche ieri mattina, prima di raccogliere i rifiuti da strada, alcuni operatori stavano differenziando la spazzatura, prima di caricarla sul braccio mobile del mezzo cingolato che successivamente l’avrebbe poi collocato a bordo del camion. Erano da poco trascorse le 9,30 ieri mattina quando uno di loro faceva l’incredibile scoperta: vicino ad un grosso cumulo di rifiuti proprio di fronte all’autoparco della Ctp ( Compagni Trasporti Pubblici) e a pochi metri dello svincolo della Tangenziale di Napoli in una busta rossa veniva rinvenuto un oggetto simile per forma a quello della classica bomba a mano, del tipo ad “ananas”, di colore olivastro con tanto di linguetta laterale. Stupore misto a paura per l’incredibile e inattesa scoperta da parte dell’operatore ecologico che, istintivamente, spostava la “bomba” dalla sua posizione originale, un gesto istintivo per isolare la zona dove stavano operando gli altri colleghi. Sbigottiti per la scoperta e timorosi che da un momento all’altro quell’oggetto potesse scoppiare, gli addetti alla raccolta dei rifiuti chiamavano i carabinieri. Nel frattempo, in pochi minuti la notizia si spargeva per tutta la zona, qualcuno temendo il peggio lasciava la propria abitazione riversandosi in strada. Si vivevano minuti concitati, gli occhi di tutti erano rivolti verso quel cumulo di spazzatura, il timore che tra quelle buste potesse esserci qualche altro oggetto esplosivo.
Tante e tra le più svariate le ipotesi che si facevano su quella “presenza”: un ordigno lasciato in quel posto da qualche clan, un gesto di intimidazione a qualche attività commerciale che sorge nelle vicinanze, un segno di protesta contro la “crisi rifiuti”. Poco dopo sul posto giungevano i carabinieri del Nucleo Operativo radiomobile della Compagnia di Pozzuoli diretti dal capitano Maurizio Petrarca e gli agenti di polizia municipale di Pozzuoli. Nel verificare la presenza dello strano oggetto venivano attivate, come da prassi in questi casi, le misure di sicurezza previste. Pertanto il tratto di strada di via Campana interessato veniva chiuso al traffico in entrambi i sensi di marcia, fatti allontanare coloro che si trovavano nelle vicinanze del cumulo di spazzatura. Per circa due ore numerosi i disagi nella zona, con code di auto in fila in direzione Pozzuoli e Quarto. Fino all’arrivo degli artificieri, chiamati a verificare cosa fosse quell’oggetto che aveva tutte le sembianze di una bomba a mano.
Poco dopo mezzogiorno giungevano i carabinieri del Nucleo artificieri di Napoli che dopo una prima ispezione caricavano l’oggetto sul loro mezzo. Poi la smentita al timore che per l’intera mattinata avevano avuto un po’ tutti: quell’oggetto in realtà era un accendino rivestito da bomba a mano, cioè uno dei “classici” prodotti che spesso vediamo sulle bancherelle dei venditori cinesi. Ma, nonostante fosse un semplice accendino, avrebbe potuto costituire l’involucro per una bomba, se al suo interno, dove è montata la rotella che consente la scintilla, fosse stata messa della polvere da sparo e un detonatore. Fortunatamente niente di tutto questo è avvenuto, quanto accaduto ieri forse frutto di una goliardata da parte di qualcuno oppure, e non è da escludere questa ipotesi, quell’oggetto non è altro che un semplice rifiuto gettato da qualcuno. Ma che, vista la sua “particolare” forma, è stato particolarmente difficile “differenziare”.


IL RACCONTO DEGLI EX LSU
"ABBIAMO TEMUTO IL PEGGIO"

POZZUOLI. Dopo qualche minuto dalla scoperta e dato l’allarme sono ripartiti con la raccolta, ma sui loro volti c’è ancora l’agitazione e la paura per il pericolo appena scansato. “Era di un colore scuro, aveva una pinzetta e una linguetta, pesava almeno mezzo chilo. Stavamo differenziando i rifiuti, togliendo quelli ingombranti quando ho notato quell’oggetto, la prima cosa che ho fatto è stata quella di spostare la busta per evitare che il bobcat ci finisse sopra perché se quella bomba era piena potevamo saltare tutti in aria” racconta quei momenti di forte tensione Salvatore Antacido, l’operatore del servizio di raccolta rifiuti che ha materialmente trovato la busta contenente quella che poi si rivelerà una “falsa bomba”. Ma la paura in quel momento è stata forte come il timore che da un momento all’altro quell’oggetto simulacro di una bomba a mano potesse esplodere. “Ci riteniamo fortunati che non sia successo niente, chissà che la dentro non ce ne siano altre” incalza Vitale Restivo, uno del gruppo di ex Lsu oggi dopo anni di battaglie diventati lavoratori ì della “De Vizia Transfer”. Mentre stanno effettuando la raccolta lungo via Campana, nel tratto di strada che passa per il Rione Artiaco, sfogano la loro rabbia per una situazione paradossale che li vede costretti ad eccedere in quelle che sono le loro competenze. Non solo la rimozione e la raccolta ma anche la differenziazione perché in città sono poche le persone che differenziano l’immondizia, solo il 15%, un triste primato condiviso ex equo con i vicini comuni di Quarto e Bacoli. Al momento del ritrovamento dell’ordigno insieme a loro c’erano anche Francesco Casalini, Antonio Taschino e Liborio Lubrano che pongono l’attenzione sui pericoli che il loro lavoro presenta quotidianamente “Abbiamo paura che possa succedere qualcosa, chi ci garantisce che scavando tra la spazzatura non possa veramente uscire fuori un ordigno esplosivo o qualcosa di pericoloso? Purtroppo siamo costretti a lavorare perennemente esposti ad alto rischio per la nostra incolumità”

CIMITERO DI POZZUOLI AL COLLASSO

NON CI SONO PIU' FOSSE, IL COMMISSARIO COSTRETTO AD EMETTERE UN'ORDINANZA CHE PERMETTE L'ESUMAZIONE DOPO 3 ANNI

di Gennaro Del Giudice
servizi pubblicati su "Roma" e "Corriere Flegreo"

POZZUOLI . Non c’è posto al cimitero di Pozzuoli, grande è la carenza di fosse che si protrae da tempo e che ultimamente pare essersi trasformata in autentica emergenza. Corpi che vengono esumati anzitempo per fare spazio ad altri, l’urgenza di liberare posti disponibili, il periodo di interramento che da 5 è sceso a 3 anni, sintomo di un problema palpabile al quale non si riesce più a far fronte. Non c’è più spazio per i morti a Pozzuoli e allora ecco, inevitabile, il ricorso alle disposizioni straordinarie, per attenuare l’emergenza e per evitare di trovarsi improvvisamente senza posto per i nuovi defunti. La misura straordinaria che arriva attraverso l’ordinanza numero 83 del 25 novembre 2010 emessa dal commissario prefettizio al comune di Pozzuoli Roberto Aragno, che ha per oggetto “Indisponibilità di fosse per inumazioni” e che consente di abbassare da 5 a 3 anni il periodo di attesa per l’esumazione dei cadaveri laddove ci siano le condizioni e previa richiesta da parte dei parenti del defunto, si tenta ora di acuire la crisi. Nell’ordinanza, si legge “è proposta l’adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti finalizzati alla riduzione in via eccezionale e temporanea, del turno ordinario di inumazione da 5 a 3 anni in deroga a quanto previsto dall’articolo 23 del regolamento di Polizia Mortuaria approvato con delibera consiliare numero 33 del 20/01/2005” Pertanto è possibile tenere 36 mesi il proprio caro sotto terra per poi esumarlo e passarlo nella nicchia, qualora si ha la fortuna di possederne una. Disposizione straordinaria che potrebbe durare fino alla consegna delle nuove aree cimiteriali come si evince dal testo dell’ordinanza “ Si dispone per le motivazioni di cui in premessa ed in via del tutto eccezionale, l’esumazione straordinaria delle salme fatta eccezione per i casi di cui alla lettera B dell’articolo 84 del DPR 285/90 con le modalità di cui all’articolo 25 del Regolamento di Polizia Mortuaria e comunque fino alla consegna delle aree cimiteriali da parte della Curia Vescovile e non oltre il 31/01/2011”. E se non si possiede una nicchia? In quel caso, confermati i 5 anni di interramento, non c’è facoltà di scelta “La carenza di fosse c’è da sempre, ma stiamo riuscendo a far fronte all’emergenza con le esumazioni” - conferma la mancanza di interri all’interno del cimitero di Pozzuoli il direttore Francesco Mazzoni -“Sono in corso delle esumazioni straordinarie consentite dall’ordinanza che prevedono un periodo di 3 anni, una volta verificata la mineralizzazione del corpo e solo a seguito della richiesta da parte dei parenti del defunto. Solitamente queste esumazioni avvengono nella zona che sorge dietro la cappella del cimitero, dove il terreno consente una maggiore mineralizzazione del corpo” - spiega il direttore. Ma un toccasana alla carenza di posti al cimitero potrebbe arrivare dall’apertura della nuova area cimiteriale di proprietà della Curia vescovile di Pozzuoli, che porterebbe un’aggiunta di 284 nuove fosse - “la realizzazione dell’altra parte del cimitero dovrebbe essere quasi terminata, credo che sia una questione di giorni, tempo massimo un mese e mezzo e potrebbe essere aperto. L’apertura della nuova area dovrebbe avvenire” – conferma ancora Mazzoni. Nuova area cimiteriale che dovrebbe “liberare” dall’emergenza quella vecchia. Ulteriore toccasana alla carenza dopo l’ordinanza emessa dal commissario straordinario Aragno che sembra stia dando i primi frutti “Facciamo in media 4 esumazioni al giorno, alle persone che hanno una nicchia può anche convenire di esumare dopo 3 anni. Ma se oggi dovessero servire 20 posti posso dire che uscirebbero” spiega uno degli addetti al servizio cimiteriale, che rassicura sulla carenze di fosse. Ma intanto il comune, sulla base di dati oggettivi forniti dalla dirigenza cimiteriale, sarebbe stato costretto ad emettere la diposizione straordinaria, che viene applicata dopo richiesta da parte dei parenti del defunto e dopo aver riscontrato uno stato di mineralizzazione del corpo tale da permettere l’esumazione, in qualche maniera discriminerebbe chi non è proprietario di una nicchia. Infatti, se si ha un posto dove poter collocare le spoglie del proprio defunto, allora il problema non sussisterebbe. In caso contrario invece, si sarebbe costretti a tenere interrato il proprio caro per 5 anni.

venerdì 10 dicembre 2010

COCCEO, VERIFICHE PER LA STABILITA'

PRIMO SOPRALLUOGO ALLA GROTTA PER ACCERTARE LA TENUTA DELLO STRATO DI TERRENO

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" venerdì 10 dicembre 2010

BACOLI. Mattinata di sopraluoghi in via Scalandrone, a Bacoli, all’indomani dello sgombero delle otto famiglie residenti nelle quattro villette costruite sopra la Grotta di Cocceio, il cunicolo che unisce il lago d'Averno con l'Acropoli di Cuma. Al lavoro nella giornata di ieri i funzionari dell’ufficio tecnico del comune di Bacoli, impegnati a verificare la tenuta dello strato di terreno sul quale sorgono le abitazioni. Le prime evacuazioni erano iniziate la settimana scorsa, a seguito del provvedimento adottato dal pubblico ministero della Procura delle Repubblica di Napoli Federico Bisceglia dopo una segnalazione da parte della soprintendenza ai Beni archeologici che, anche a seguito delle recenti piogge, definì la situazione un «pericolo gravissimo». Da lì il provvedimento di sgombero che costrinse le prime due famiglie a lasciare le proprie case, disposizione conclusasi mercoledì sera, con lo sgombero di altri 8 nuclei familiari tutti residenti lungo una delle stradine che sorgono ai lati di via Scalandrone, al confine tra i comuni di Pozzuoli e Bacoli. Nel frattempo le 10 famiglie trasferitesi in alloggi e alberghi messi a disposizione dal comune di Bacoli, eccetto una coppia di americani, ultimi a lasciare la propria casa, ospitata presso il CarneyPark di Pozzuoli, attendono i risultati dei sopralluoghi per poter far ritorno nelle proprie abitazioni. L’ordinanza di sgombero delle villette costruite sopra la Grotta di Cocceio risale al 1997, quando ai proprietari degli edifici fu notificato il provvedimento mai divenuto esecutivo. Fino alla scorsa settimana, quando il comune ha ripreso l’ordinanza dopo le disposizioni della Procura della Repubblica. Le costruzioni nella zona sono nate agli anni Ottanta, a ridosso dell'antica galleria lunga circa un chilometro, divenuta off-limits per problemi di carattere statico della struttura. Poi il progetto di restauro della Grotta di Cocceio, nell'ambito del Por Campania 2000-2006, che ha subito una battuta d'arresto dopo l'ennesimo crollo che si è verificato due anni fa, un cedimento che ha bloccato la fruibilità turistica e i piani di recupero. Ma anche il ritrovamento di una colonia di pipistrelli a rischio estinzione da parte degli archeologi ha rallentato le opere, modificate successivamente a tutela della specie nidificante all'interno del cunicolo. "Quanto sta succedendo purtroppo non dipende da noi, è una situazione che ci siamo ritrovati e per la quale siamo vicini alle famiglie sgomberate" afferma il primo cittadino, Ermanno Schiano "Attendiamo l’esito dei sopralluoghi e delle verifiche di stabilità da parte dei tecnici e se sarà appurato che non sussiste alcun pericolo per gli edifici sovrastanti la Grotta di Cocceio, non ci sarà alcun problema per far si che le famiglie ritornino nelle proprie abitazioni".

LAGO D'AVERNO, CANALE OSTRUITO DAI RIFIUTI: E' POLEMICA

LA RABBIA DEI VOLONTARI CHE VORREBBERO LA MANUTENZIONE DELLA ZONA

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" venerdì 10 dicembre 2010

POZZUOLI. Sembra non trovare pace il luogo d’ispirazione dantesca, l’inferno descritto nella Divina Commedia visto oltre le rive del famoso lago d’Averno, dove secondo la legenda Caronte traghettava le anime dei morti nell'Ade. Prima il sequestro in quanto ritenuto bene del clan dei casalesi, poi il pericolo di esondazione, ora il problema dei rifiuti che avrebbero ostruito il canale che avrebbe dovuto convogliare le acque dolci dal bacino lacustre al mare. I due capi del condotto nei pressi dell’ingresso alla pista pedonale che fa da circumlago da una parte, e all’interno della spiaggia di Lucrino dall’altra. In totale circa due chilometri di cabale che dovrebbe convogliare le acque da e per il mare consentendo così un ricambio e allo stesso tempo alleviare la portata di acqua del lago nelle condizioni di “piena”. Funzioni che da mesi vengono ostacolate dalla presenza di rifiuti e dalla folta vegetazione cresciuta all’interno del canale stesso. Fino allo scorso 9 luglio la manutenzione “arbitraria” da parte di un gruppo di volontari, poi il sequestro del lago da parte della Dia di Napoli a seguito dell’operazione “Sibilla” che portò ad arresti e confische di beni ritenuti appartenenti al clan dei casalesi, tra questi anche l’intero lago. “Da allora non sappiamo cosa fare e per evitare di trovarci nei guai” - raccontano i volontari dell’associazione “Lago d’Averno”- “non abbiamo più messo le mani in quel canale. Prima del sequestro noi, i residenti e coloro che tengono alle sorti del lago provvedevamo alla pulizia poi da quando ci siamo fermati nessuno più si è interessato ed ecco ora quali sono le conseguenze”. “Qui si pensa solo a proibire e vietare, ma nessuno muove un dito” - denuncia Salvatore Iaccarino, membro dell’associazione nata per la “salvaguardia e il futuro del lago d’Averno” – “Tanti sono i problemi in quest’area, manca l’energia elettrica, manca un impianto fognario, abitazioni e locali commerciali sono costretti a provvedere agli espurghi sostenendo grandi costi. Abbiamo scritto a Provincia, Comune, al Consorzio di Bonifica responsabile del canale per ottenere l’incarico a fare manutenzione nel condotto come abbiamo fatto in passato sempre a spese nostre, ma non è cambiato niente. Ci vorrebbero maggiori controlli e attenzione, intorno al lago ci sono cumuli di rifiuti che nemmeno vengono raccolti, non ci sono contenitori per la differenziata ”

giovedì 9 dicembre 2010

SCOPPIA CENTRALINA ELETTRICA, E' PANICO

IMPIANTO ELETTRICO IN FIAMME, PAURA IN CORSO ITALIA

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di giovedì 9 dicembre 2010

QUARTO. Paura l’altra sera per lo scoppio di una centralina elettrica dell’ Enel a Quarto, in via Corso Italia. Improvvisamente un forte botto subito seguito da un rumore di “sfiato” che ha preceduto le fiamme, sprigionatesi nei pressi di alcune abitazioni. Lo scoppio intorno le 20,30 circa quando i numerosi negozi che sorgono lungo l’importante arteria erano ancora aperti, la zona affollata dai clienti del centro di scommesse sportive che sorge in una delle traverse di Corso Italia. Ad andare in fiamme una centralina elettrica collocata proprio sotto al balcone di un’abitazione, probabilmente a causa di un corto circuito. In pochi attimi la zona viene invasa dal fumo e dalle fiamme, forte la paura di quanti, inermi, assistono al rogo. Si vivono attimi di terrore, il timore è che quelle fiamme possano investire l’intera zona circostante, si teme che quell’incendio improvviso scatenatosi in pochi secondi possa assumere proporzioni più ampie. Nel frattempo l’intera zona rimane senza energia elettrica, lo scoppio della centralina ha provocato un black out generale, abitazioni, negozi e strade rimangono senza luce. Grande la negli occhi dei residenti del palazzo dove si è scatenato il rogo, nel viale ci sono automobili parcheggiate, inzia un “fuggi fuggi” generale. Partono le richieste di soccorso al 115 dei vigili del fuoco, ma il timore è che nel frattempo giungano dalla vicina caserma di Monterusciello il rogo abbia assunto proporzioni maggiori. Provvidenziale ad un certo punto è l’intervento di un uomo che grazie ad un estintore riesce a spegnere le fiamme. Sulla parete del palazzo annerita rimangono i segni della centralina scoppiata e l’intera zona rimane senza luce per l’intera serata.

mercoledì 8 dicembre 2010

PASSEGGIATA, AL VIA IL CONTO ALLA ROVESCIA

ATTESA IN CITTA' PER IL PIANO DI RILANCIO TURISTICO

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di mercoledì 8 novembre 2010

MONTE DI PROCIDA. Un paesino di migranti e marinai, pizzaioli e ristoratori, appena 13mila anime ed un sogno chiamato “sviluppo turistico”- “Spero di non dover vedere più quelle 5 ragazze scendere dal treno proveniente da Milano dove sono state costrette a trasferirsi per lavoro” - Sogna un lavoro per i giovani e un paese a “misura d’uomo” Francesco Paolo Iannuzzi, dal 28 maggio di 4 anni fa per la terza volta sindaco del comune di Monte di Procida. Qui la raccolta differenziata è diventata “materia di studio”, il comune al quarto posto della graduatoria delle città più virtuose della Provincia di Napoli, la tassa sui rifiuti è scesa del 16% mentre nei paesi limitrofi sale del 25%. Pozzuoli, Quarto e Bacoli ricoperte dall’immondizia distano pochi chilometri, ma sembrano lontane anni luce, qui nemmeno l’ombra di una carta a terra. Se l’allora sindaco di Pozzuoli Pasquale Gacobbe sognava di trasformare la sua città in una piccola Barcellona, Iannuzzi è vicino a rendere Monte di Procida una piccola “Montecarlo”. Negli uffici di via Panoramica è iniziato il conto alla rovescia, un count down da 120 giorni. Si attende la risposta al PUAD (Piano di Utilizzo Aree Demaniali) il progetto presentato lo scorso fine settembre. E’ prevista la riqualificazione di 2mila metri di costa, che comprendono le località “Torrefumo” e “Torrione”, in tutto un’ intera area che gira intorno al Monte che sorge di fronte all’isola di Procida, dal quale il paese flegreo prende il nome. Oggi qui c’è una scogliera, una “passeggiata” sul mare con tanto di giardinetti nel corso degli anni vandalizzati, il tratto di Miliscola costretto ad essere transennato e chiuso al pubblico per motivi di sicurezza. Nel progetto è prevista al riqualificazione dell’intera zona, la realizzazione di chalet, pizzerie, ristoranti, discoteche in riva al mare, da Acquamorta fino al confine con Bacoli. “Sarebbe una cosa incantevole” sbarrano gli occhi al solo pensiero i residenti del più piccolo comune dei Campi Flegrei, ad un palmo di naso dall’isola di Procida. “L’approvazione del PUAD sarebbe una grossa opportunità di sviluppo per la città. Potremmo poi dare le concessioni ai giovani del paese in maniera tale da creare opportunità di lavoro. Abbiamo redatto e trasmesso il progetto agli organi sovracomunali, tempo centoventi giorni è avremo il responso” è speranzoso il primo cittadino montese, che sciorina gli interventi da realizzare nell’immediato futuro. Tra questi, nell’attesa del responso della Regione Campania, sarà rifatto il look ad “Acquamorta”, dove c’è da realizzare l’arredo del molo principale e il prolungamento della darsena dei pescatori, in tutto 190mila euro finanziati per la realizzazione di strutture in legno, a basso impatto ambientale.

martedì 7 dicembre 2010

TROPPO FREDDO, SLITTA IL "BLACK OUT" ENERGETICO NEI CAMPI CONTAINER

IL SUB COMMISSARIO CIRO SILVESTRO: "L’EMERGENZA È FINITA, ADESSO BISOGNA PERSONALIZZARE I CONTRATTI DI FORNITURA"

di Gennaro Del Giudice
pubblicato sul "Roma" domenica 5 dicembre 2010
POZZUOLI. Lo scorso fine settembre l’invito alle famiglie dei campi container di provvedere alla stipula di contratti per la fornitura di energia elettrica. Un ultimatum di 30 giorni, poi sarebbe arrivato il blackout energetico, il comune di Pozzuoli avrebbe rescisso il contratto con l’ente erogatore e terminato di pagare la corrente per i 72 container dislocati su tutto il territorio cittadino. In un’ottica di revisione della spesa pubblica intrapresa dal team guidato dal commissario prefettizio del comune di Pozzuoli, Roberto Aragno era necessario tagliare quella spesa annua di 120mila euro ed eliminare fondi per un’emergenza iniziata 25 anni fa in epoca bradisismica. Ma alla decisione non ha fatto seguito, per motivi tecnici, l’applicazione della stessa “Non era possibile tagliare drasticamente la fornitura di energia elettrica, dobbiamo pilotare questa fase di passaggio, in maniera tale da poter avere conseguenze meno traumatiche” spiega il sub commissario al comune di Pozzuoli Ciro Silvestro, impegnatosi in prima persona per risolvere le “problematiche” relative ai campi container e che lo scorso 18 ottobre accolse la delegazione di manifestanti durante il sit-in di protesta. In pieno inverno con le temperature che si avvicinano allo zero non sarebbe stato possibile staccare in tronco la fornitura di energia elettrica, importante fonte anche per l’alimentazione dei dispositivi di riscaldamento all’interno dei prefabbricati. Infatti, vista la loro struttura fatta di lamiera, sarebbe del tutto impossibile la possa in opera di impianti di riscaldamento con alimentazione a metano o Gpl. “Per ora il problema è di natura tecnica. Sono in corso verifiche da parte dei tecnici dell’Enel che stanno vagliando diverse ipotesi, bisognerà vedere come collocare i contatori per personalizzare i contratti di fornitura. Siamo consapevoli che la situazione negli alloggi container non è facile, ma non è possibile attingere denaro dalle casse del comune per un’emergenza che ormai non esiste più. L’emergenza è finita e dopo 25 anni sarebbe giunto il momento di “normalizzare”. Vediamo di traghettare queste persone attraverso il bando di assegnazione dei nuovi alloggi. Ma quei soldi che saranno risparmiati verranno comunque spesi per finalità assistenziali” Da quel febbraio di 25 anni fa tra quelle lamiere di quei prefabbricati, è accaduto di tutto: le 16 famiglie che occuparono quelle strutture nate per ospitare locali commerciali sono poi diventate centinaia. Non è mancato “il gioco delle successioni e delle occupazioni”: assegnatari che cedevano i propri containers a figli o a terzi, edifici liberati ma nuovamente occupati, l’obiettivo dei “furbi” di turno di creare nuova emergenza per rientrare nello “status” di bisogno dice ancora il sub commissario Silvestro che da una chiave lettura di un problema che si protrae da oltre due decenni “Bisognerebbe fare una revisione generale di tutte le famiglie che vivono all’interno dei vari container, capire quelle che sono le emergenze, certificarle. Purtroppo finora forse anche per problemi di uffici che hanno dialogato male si è arrivati ad avere oggi una situazione poco chiara”

sabato 4 dicembre 2010

DISSESTO IDROGEOLOGICO A CUMA, EVACUATE TRE VILLETTE

LA PROCURA DISPONE LO SGOMBERO DELLE ABITAZIONI DOPO GLI ULTIMI TEMPORALI CHE SI SONO ABBATTUTI SULL’AREA FLEGREA

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di sabato 4 dicembre 2010
(foto di Angelo Greco)

BACOLI. Dissesto idrogeologico nell’area flegrea, cresce l’allarme. Temporali, piogge battenti, allagamenti e perfino laghi che hanno rotto gli argini a seguito dell’ondata di maltempo degli ultimi giorni. Condizioni che hanno indotto la Procura della Repubblica di Napoli a disporre l’evacuazione di tre abitazioni nel comune di Bacoli. Lo sgombero per motivi di sicurezza delle strutture pericolanti che sorgono al di sopra della grotta di Cocceio, il cunicolo scavato in epoca romana per collegare il lago d'Averno con Cuma, nel comune di Bacoli. Il provvedimento del pubblico ministero Federico Bisceglia dopo una segnalazione da parte della soprintendenza ai Beni archeologici, a seguito dei sopralluoghi effettuati negli ultimi giorni da parte di guardia forestale, protezione civili e vigili del fuoco, che hanno monitorato l’intera area. Nel pomeriggio di ieri l’attuazione dell’ordinanza di evacuazione nei confronti di 2 famiglie alle quali farebbero capo le abitazioni interessate. Tre villette a schiera che sorgono in via Grotta del Cocceio, nei pressi della zona denominata dello “Scalandrone”, asse di collegamento tra la zona di Arco “Felice Vecchio” e Bacoli. Edifici che sorgono sopra l'antico cunicolo, costruito intorno al 37 a.C. da Lucio Cocceio Aucto, e in particolare nel punto in cui il diaframma di terreno vulcanico è più sottile, dove alto è il pericolo di frana. Abitazioni già evacuate negli anni scorsi, ma pericoli disattesi da parte delle famiglie residenti, poi ritornate. Nella giornata di ieri sul posto agenti di polizia e del corpo di guardia forestale, impegnati nell’attuazione del provvedimento di sgombero. Le abitazioni interessate sorgono in una zona dove appena due anni fa, sempre a seguito del maltempo, cedette parte del costone della zona Mofete, tra Lucrino e Baia, già precedentemente interessato a fenomeni di questo genere. Frana che provocò l’apertura di una voragine larga circa 30 metri. La situazione di pericolo fu segnalata per la prima volta al Comune di Bacoli nel 1999, ma, secondo gli investigatori, nessun provvedimento è stato da allora mai preso per mettere in sicurezza gli stabili e le ordinanze di sgombero emesse dal Comune non sono mai state eseguite. Situazione di pericolo accentuatasi negli ultimi giorni, quando la Soprintendenza ai beni culturali, constatato che, anche a seguito delle abbondanti piogge delle ultime settimane, la situazione si è aggravata, decidendo così di informare il pubblico ministero e segnalando il «pericolo gravissimo». Nel frattempo resta monitorata la situazione dei laghi dell’area flegrea, con la diminuzione delle piogge tornata alla normalità anche la situazione dei laghi Lucrino e Averno, quest’ultimo straripato la scorsa settimana nei pressi del Tempio di Apollo.

CARCERE DI NISIDA, DETENZIONE MA ANCHE RILANCIO VERSO IL FUTURO

DIPLOMA DI PASTICCIERE PER 18 DETENUTI

di Gennaro Del Giudice
servizi pubblicati su "Roma" e "Corriere Flegreo"

POZZUOLI. Sorridente, gentile, emozionato, quel giovanotto appena diventato pasticciere laddove non sembra facile sognare. Ha un maglioncino blu con scollo a “V” sopra la camicia, un viso dolce. E’ uno dei 63 detenuti in quel carcere a picco sul mare. “Da noi cambiano anche il modo di vedersi, ragazzi che provengono dal “sistema” e dalla criminalità organizzata cambiano la percezione di se stessi. Anche il loro modo di porsi cambia, ieri durante l’esame parlavano perfettamente in italiano” racconta il direttore del penitenziario minorile di Nisida. Gianluca Guida. Non solo penitenziario ma luogo di educazione, rilancio verso il futuro. Anche ieri mattina erano in piena attività i tre laboratori, ceramica, arte presepiale, pasticceria. In quest’ultimo erano stati appena sfornati dolci e rustici come gentile cadeau per gli ospiti giunti per un evento importante: la consegna delle qualifiche per “addetto pasticciere”. Un cammino iniziato lo scorso 12 aprile, mercoledì gli esami e ieri la consegna degli attestati. Negli occhi dei 18 alunni l’emozione del “grande giorno”. Ne mancavano due, la fine della pena detentiva proprio nel giorno della “premiazione”. “Uno di loro è ritornato ieri, nonostante fosse uscito, appositamente per sostenere l’esame. L’altro invece dopo pochi giorni che è uscito da qui ha subito trovato lavoro come pasticciere”- dice con soddisfazione il direttore Guida mentre “incorona” i neo-pasticcieri “Voi dovete sempre mirare in alto, voglio vedervi tutti al lavoro in grandi pasticcerie” è l’augurio commosso di Luigi Arionte, preside dell’Ipsar “Petronio” L’istituto alberghiero di Monterusciello, fautore del progetto PAS di “Addetto pasticciere” finanziato dalla Regione Campania. In campo 10 docenti, 15 tutor per 8 ore di lezione giornaliere all’interno del carcere. “Forte è stata la partecipazione da parte dei ragazzi, pochissime le assenze alle lezioni, solo per gravi necessità” conclude Anna Lotito coordinatrice del progetto.

venerdì 3 dicembre 2010

STRADE RICOPERTE DAI RIFIUTI, AUMENTA DEL 25% LA TASSA SULLA SPAZZATURA

IL PROVVEDIMENTO PER 3 COMUNI DEI CAMPI FLEGREI, DOVE SONO MINIME LE PERCENTUALI DI RACCOLTA DIFFERENZIATA

di Gennaro Del Giudice
servizi pubblicati su "Roma" e "Corriere Flegreo"

POZZUOLI. Crescono i rifiuti in strada, cresce la tassa sulla spazzatura. Aumenterà ancora la tassa sui rifiuti urbani per 3 dei 4 comuni dell’area flegrea. Un’ulteriore aggiunta del 25% è prevista per il 2011 a seguito delle nuove percentuali di Raccolta Differenziata su base 2009. Esente dall’aumento il solo comune di Monte di Procida, risultato essere tra i 4 comuni più virtuosi della Provincia di Napoli. Tassa salata invece per i comuni di Pozzuoli, Quarto e Bacoli, chiamati a pagare un’aggiunta sull’attuale tassa sui rifiuti solidi urbani pari al 25%. Una sorta di “penalità” per i comuni meno virtuosi in materia di differenziazione dei rifiuti, con un aggravio economico che finirà direttamente ad inficiare le tasche dei cittadini. Pertanto, strade sporche, rifiuti fin sotto casa, tasse che aumentano. E lo slogan “più rifiuti più tasse”, emblema di 2 valori inversamente proporzionali. Denaro per pagare la raccolta che non sarà prelevato dalle casse degli enti comunali interessati ma addizionati alla quota annua attualmente versata dai residenti dei 3 comuni meno virtuosi. Alla base dell’incremento le soglie minime non raggiunte, che comporteranno una “eventuale applicazione dell’articolo 11 comma 1 legge 123/2008 in materia di rifiuti che riporta testualmente: “Ai comuni della regione Campania che non raggiungano l'obiettivo minimo di raccolta differenziata pari al 25 per cento dei rifiuti urbani prodotti entro il 31 dicembre 2009, al 35 per cento entro il 31 dicembre 2010 e al 50 per cento entro il 31 dicembre 2011, fissati dal Piano regionale dei rifiuti adottato con ordinanza del Commissario delegato per l'emergenza dei rifiuti n. 500 del 30 dicembre 2007, è imposta una maggiorazione sulla tariffa di smaltimento dei rifiuti indifferenziati pari rispettivamente al 15 per cento, al 25 per cento e al 40 per cento dell'importo stabilito per ogni tonnellata di rifiuto conferita agli impianti di trattamento e smaltimento”. Pertanto secondo i dati del 2009, Quarto, Pozzuoli e Bacoli non superano la soglia minima. A Pozzuoli l’aumento sarà di 27 euro per ogni tonnellata di rifiuti, per una percentuale di raccolta differenziata pari al 15,68 a fronte di una produzione annuale di rifiuti di 52mila 285 tonnellate, solo 8mila 198 tonnellate i rifiuti differenziati. Analogo aumento interesserà anche il comune di Quarto, 27 euro per ogni tonnellata di rifiuti da smaltire, comporterà un costo pari a 136,69 euro per una percentuale di differenziata pari al 14,41% di ben 10,69 punti percentuale in meno rispetto alla soglia minima. Grave la situazione anche per il comune di Bacoli, dove la percentuale di raccolta rifiuti scende addirittura del 3% rispetto al 2008, assestandosi sul 7,27% a fronte di una produzione annuale di rifiuti pari a 16.241 tonnellate. Dati in “rosso” che contrastano quelli del comune di Monte di Procida, tra i 4 comuni più virtuosi di tutta la Provincia di Napoli. Nel piccolo comune flegreo la percentuale di raccolta differenziata raggiunge il 61,47% a fronte di 4mila 991 tonnellate di rifiuti prodotti. Piccolo primato per la cittadina flegrea che paradossalmente costringe l’ente al pagamento di una tassa pari a 200 euro per ogni tonnellata di “umido” che viene smaltita fuori regione. Paradossalmente quindi, un comune virtuoso che applica alla lettera la raccolta differenziata si ritrova costi dai quali sono esenti i comuni che non effettuano la raccolta.

I SINDACI:

Ermanno Schiano sindaco di Bacoli: "I cittadini purtroppo pagheranno di più ma la colpa non è certamente la nostra ma bensì della mala gestione riconducibile alla vecchia amministrazione, che negli anni scorsi è stata poco virtuosa. Stiamo mettendo in campo una buona raccolta differenziata in maniera tale da poter recuperare e rimediare agli errori commessi. E per il 2011 stiamo cercando di mettere in campo un buon sistema di raccolta rifiuti “porta a porta” in maniera tale da portare il comune di Bacoli tra quelli più virtuosi "

Francesco Iannuzzi sindaco di Monte di Procida: "Il dato emblematico è che la tassa per i rifiuti a noi è scesa del 16% mentre per gli altri comuni c’è stato un aumento del 25%. Di fronte a questo risultato non posso fare altro che ringraziare tutti i cittadini del Monte di Procida, tra i quattro comuni più virtuosi della Provincia. Dati i nostri che contrastano con il malgoverno comune e che provocano un paradosso: paghiamo di più perché differenziamo, in quanto differenziando siamo costretti a trasferire l’umido verso altri pagano 200 euro a tonnellata, cosa che ovviamente chi non fa la differenziata non è tenuto a pagare"

Sauro Secone sindaco di Quarto: "Sono aumenti che non dipendono dal comune, purtroppo noi come amministrazione insieme ai cittadini siamo costretti a subire in quanto imposti dalla Provincia. L’amministrazione di Quarto si sta battendo da 3 anni per potenziare il servizio di raccolta rifiuti e ridurre i costi della tassa a carico dei cittadini, che purtroppo pagano per una crisi che non dipende dal comune di Quarto"

Ciro Silvestro sub-commissario al comune di Pozzuoli (non è stato possibile contattare il prefetto Roberto Aragno perché in viaggio all’estero): " La situazione non è chiarissima, potrebbero trovarsi delle alternative. Quella dei rifiuti è una commistione generale che riguarda anche i comuni più virtuosi, dovremo attendere sviluppi anche dalla legge di conversione da parte della Provincia"