domenica 7 febbraio 2010

5 EXTRACOMUNITARI ASSALTANO CASA DI UNA TUNISINA

CON BOMBOLA DI GAS E RONCOLA SFONDANO GLI INGRESSI. CON LORO ANCHE UNA DONNA INCINTA. MALMENATA RIPETUTAMENTE LA VITTIMA

di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" domenica 7 gennaio 2010

POZZUOLI. Un assalto in piena regola, ai danni di una donna tunisina di 28 anni, è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato in un’abitazione di Licola mare, a Pozzuoli. Cinque extracomunitari, 2 ghanesi, 2 nigeriani e un liberiano, tra i quali una donna incinta, hanno fatto irruzione nell’appartamento della 28enne in via Del Mare, malmenandola ripetutamente. L’ingresso nell’appartamento è avvenuto dal terrazzo dell’abitazione, dal quale 3 assalitori, uno dei quali armato di una roncola sono entrati mentre altri 2 tentavano di sfondare la porta d’ingresso utilizzando una bombola di gas vuota. I cinque, dopo aver messo a soqquadro l’abitazione e danneggiato le suppellettili, si sono poi appropriati di un televisore, un telefonino e un lettore di dvd. E aggredito ripetutamente la vittima. La quale, nelle fasi concitate del raid, riusciva a dare l’allarme. Sul posto sono immediatamente intervenuti i carabinieri delle stazioni di Licola, Monteruscello e del nucleo radiomobile di Pozzuoli i quali riuscivano a bloccare 3 degli aggressori mentre stavano portando via il televisore. E fermando anche gli altri 2, che nel frattempo si trovavano sul terrazzo. Gli oggetti rubati sono stati rinvenuti e consegnati alla donna aggredita. Mentre i cinque, già noti alle forze dell’ordine, in Italia non regolarmente e senza fissa dimora, sono stati arrestati in flagranza di reato dai militari. Joe Bashiru,30 anni, Nuha Adaam, 40 anni, Freeman Matthew, 45 anni, Olunafemi Daniel, 32 anni, sono stati quindi condotti presso il carcere di Poggioreale mentre Okutubo Florence, 30 anni, in stato di gravidanza, è stata trasportata nel reparto di ginecologia dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli. Nel corso delle perquisizioni inoltre i militari dell’arma hanno rinvenuto un’auto Fiat Punto parcheggiata nelle vicinanze dell’abitazione intestata a Joe Bashiru nella quale è stata rinvenuta e sequestrata la roncola usata durante l’aggressione.

venerdì 5 febbraio 2010

IL SINDACO DI POZZUOLI PASQUALE GIACOBBE MESSO CON LE SPALLE AL MURO

VOTATA IN CONSIGLIO L'INCOMPATIBILITA'. ENTRO 10 GIORNI OBBLIGATO A RASSEGNARE LE DIMISSIONI DA SINDACO O DA CONSIGLIERE REGIONALE
di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" venerdì 5 gennaio 2010
POZZUOLI.Il consiglio comunale di Pozzuoli ha votato ieri l’incompatibilità del sindaco Pasquale Giacobbe, in merito agli incarichi di sindaco e consigliere regionale, da egli contemporaneamente ricoperti. Durante l’assise comunale, tenutasi presso la sala conferenze del mercato ittico, il consiglio ha votato la posizione del primo cittadino, assente ieri al consiglio per malattia, sancendo di fatto la incompatibilità della doppia carica amministrativa. Pertanto, Pasquale Giacobbe, sarà chiamato entro 10 giorni, a rendere nota la sua posizione “ufficiale”, scegliendo se continuare a ricoprire la carica di sindaco della città di Pozzuoli o quella di consigliere regionale. Carica, quest’ultima, ottenuta a seguito di una delibera del consiglio regionale il 30 luglio scorso. Con la conseguente e immediata richiesta di incompatibilità, presentata in un consiglio comunale tenutosi nel mese di settembre, dall’opposizione cittadina attraverso una mozione, poi respinta dalla maggioranza. Incompatibilità poi successivamente contestata dallo stesso consiglio regionale il 23 dicembre 2009. E la scadenza dei termini di notifica che hanno poi permesso al sindaco di Pozzuoli di mantenere, fino alle prossime elezioni regionali, la carica di consigliere. Fino alla missiva datata 28 gennaio diretta dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa al presidente del consiglio comunale Tommaso Pollice, nella quale veniva fatta esplicita richiesta di risolvere l’incompatibilità di cariche del primo cittadino, sulla base degli articoli 65, 68 e 69 contenuti nel TUEL (Testo Unico degli Enti Locali). E la richiesta di provvedere alla convocazione di un consiglio con all’ordine del giorno la contestazione della doppia carica amministrativa. Questa volta, a differenza di ciò che avvenne nel settembre scorso, votata dalla quasi totalità dei consiglieri. Ora il sindaco sarà chiamato, entro 10 giorni, a decidere quale delle due cariche amministrative mantenere. Nel corso del consiglio comunale di ieri inoltre, è stata rinviata per la seconda volta, l’atro punto all’ordine del giorno riguardante la convenzione tra comune e associazione culturale “A Corto di donne”.

DURO ATTACCO DA PARTE DEL PDL AL SINDACO SAURO SECONE

CHIESTE LE DIMISSIONI PER UNA GESTIONE RITENUTA "DISASTROSA"

di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" venerdì 5 gennaio 2010

QUARTO. «Il sindaco Secone e la sua maggioranza di centrosinistra hanno fallito su tutti i fronti e l’unica cosa che resta loro da fare per il bene dell’intera cittadinanza di Quarto è rassegnare le dimissioni e permettere il ritorno alle urne». E’ l’invito che il leader dell’opposizione di centrodestra in qualità di candidato sindaco sconfitto nel 2007, Leonardo Apa ed i suoi colleghi del Popolo delle Libertà, il coordinatore cittadino Armando Chiaro, il capogruppo consiliare Eugenio Iannicelli ed il consigliere comunale Antonio Carandente Perreca hanno rivolto al sindaco di Quarto ed alla sua maggioranza nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri mattina. «Il sindaco annunciò che il 31 gennaio 2010 avrebbe fatto un bilancio degli ultimi 6 mesi e, se fosse stato negativo si sarebbe dimesso – sottolinea Armando Chiaro, consigliere comunale e coordinatore cittadino del Pdl – Quel bilancio è disastroso, ma il sindaco ed i suoi assessori non si sono ancora dimessi. Fallimentare, poi, anche la gestione politica della Quarto Multiservizi, visto che solo ieri e dopo le nostre molteplici insistenze e richiste che vanno avanti da quasi un anno, il sindaco ha chiesto ai membri del Consiglio di Amministrazione della Quarto Multiservizi di dimettersi. Da settimane mi sto battendo con denunce ed esposti per dimostrare in che condizioni si trova la sede operativa della società». Antonio Carandente Perreca ha, invece, sottolineato come il sindaco Secone “abbia impoverito la cittadina flegrea, che ha perduto la sede dello smistamento postale, trasferito a Qualiano e non ha più il servizio comunale di mensa nelle scuole cittadine”. Secono Carandente Perreca Quarto è irriconoscibile ed ha perso molti servizi sociali che erano erogati precedentemente. Il capogruppo Pdl in Consiglio comunale Eugenio Iannicelli, invece, ha puntato l’indice contro una serie di inefficienze dell’attuale amministrazione comunale di centrosinistra. «E’ un fallimento politico ed economico-finanziario che non ha precedenti – ha detto Iannicelli – Non siamo noi i giudici dell’operato del sindaco e della sua giunta, ma saranno gli elettori a mandare un messaggio di sfratto a questa amministrazione, voltandole le spalle. Il sindaco aveva parlato di potenziamento dei servizi, della raccolta differenziata, del recupero del Pip e del nuovo piano regolatore, ma finora non si è mai confrontato con nessuno dell’opposizione e per colpa di questa amministrazione abbiamo anche perso l’opportunità di avere due farmacie comunali a Quarto». Dello stesso tenore le dichiarazioni di Leonardo Apa. «Ero l’antagonista di Secone come candidato sindaco, ho accetto la sconfitta elettorale, ma adesso Secone accetti la sconfitta politica e si dimetta quanto prima – dice Leonardo Apa – Faccio appello ai moderati, affinchè abbandonino il sindaco, tornando con il centrodestra. La maggior parte dei cittadini di Quarto criticano il sindaco, ma lui pare non accorgersi di queste critiche». Si infiamma il clima politico e lunedì ci sarà anche il Consiglio comunale.

mercoledì 3 febbraio 2010

NEL CARCERE DI POZZUOLI SI PRODUCE IL "CAFFE' LAZZARELLE"

NELLA CASA CIRCONDARIALE UNA FABBRICA GESTITA DA 10 DETENUTE

di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" giovedì 4 febbraio 2010

POZZUOLI. “Lazzare felici” sarebbe il titolo di una canzone. Ma anche il ritratto di 10 donne, detenute del carcere femminile di Pozzuoli e produttrici del caffè “Lazzarelle”. Un marchio e un prodotto interamente “costruito” all’interno delle mura della casa circondariale puteolano, dove quotidianamente avviene il processo di miscela, torrefazione, essiccazione, confezionamento.Ottenuto da una miscela di chicchi provenienti da Brasile, Guatemala, Colombia, India e Uganda, il “caffè Lazzarelle” è pronto, a breve, per l’immissione sul mercato.

Un progetto, secondo in Italia dopo quello realizzato nell’istituto “Le Vallette” di Torino, partito nel settembre scorso, con 10 donne impegnate quotidianamente per 6 ore e 40 minuti. Un lavoro con la “L” maiuscola, come tengono a precisare gli attuatori del progetto. 210mila euro finanziati dall’assessorato della Regione Campania con decreto datato 18 dicembre 2007. E realizzato grazie all’apporto delle associazioni, che hanno contribuito alla formazione e alla “costruzione” dei nuovi profili professionali. Oltre alla produzione in toto del prodotto, confezionato nei classici pacchetti da 250 grammi dalle detenute, scelte in base all’articolo 21 della legge penitenziaria, sulla base di requisiti giuridici, motivazionali e di buona condotta.

Una fase di start up, seguita a quella di formazione, conclusasi con l’avvio della produzione del prodotto, che ora è chiamato ad approdare sul mercato. E la volontà di rendere il periodo di detenzione non fine a sé stesso, ma finalizzato ad un processo di rieducazione che possa, una volta scontata la pena, consentire un reinserimento nel mondo del lavoro.“Il caffè, che cambia il colore dell’acqua, come metafora di un cambiamento che trasforma le avversità in momenti positivi ” così la direttrice del carcere femminile di Pozzuoli, Stella Scialpi, ha definito l’importanza del progetto messo durante la conferenza di presentazione tenutasi ieri presso l’istituto penitenziario di Pozzuoli.

“Auspico che il grande lavoro profuso intorno a questo progetto, frutto dalla sinergia tra dirigenza penitenziaria, associazioni e istituzioni non resti una cattedrale nel deserto”. A termine della conferenza, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore alle politiche sociali della Regione Campania, Alfonsina De Felice, Don Tonino Palmese, presidente dell’associazione “Libera” e il provveditore dell’amministrazione penitenziaria regionale, Tommaso Contestabile oltre a numerosi rappresentanti di istituzioni e associazioni, il taglio del nastro e la visita ai locali della nuova fabbrica del caffè , dove gli ospiti hanno potuto assaggiare il caffè “Lazzarelle” e gustare un buffet di dolci. Ovviamente realizzato ed offerto dalle detenute.

martedì 2 febbraio 2010

GIORNATA DI TRATTATIVE AL COMUNE DI POZZUOLI

IL SINDACO HA FATTO DA PACIERE PER LE QUESTIONI "CAB" E "LSU"

di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" mercoledì 3 febbraio 2010

POZZUOLI. Dopo un lunedì contrassegnato da forti proteste e tensioni, la giornata di ieri si è svolta all’insegna della diplomazia. Seppur iniziata con una protesta da parte degli Lsu, che hanno organizzato un corteo, senza autorizzazione, per le strade di Pozzuoli. Tenuto sotto controllo dalle forze dell’ordine tutto è proceduto senza disordini. Successivamente i quasi 200 Lsu si sono diretti presso gli edifici del comune di Pozzuoli, tenuto sotto controllo da carabinieri e polizia municipale. Sul posto, a presidiare la palazzina che ospita gli uffici del sindaco, numerosi militari dell’arma, per evitare possibili occupazioni allo stabile e scongiurare disordini. Intorno alle ore 12 il primo cittadino, Pasquale Giacobbe, ha ricevuto i dirigenti della “Cab spa”, Domenico Di Fraia, il lavoratore licenziato che lunedì è salito sul tetto dello stabilimento minacciando di gettarsi giù e i vari rappresentanti sindacali. Un incontro durato oltre 2 ore, che ha in parte soddisfatto lavoratori e sindacati. Sembrerebbe che si sia giunti ad una leggera apertura dall’azienda. Mettendo, per ora, fine al “muro contro muro” , con i lavoratori compatti e solidali con il proprio collega da una parte, e l’azienda ferma sulle proprie posizioni dall’altra.
I dirigenti della Cab hanno invitato, per giovedì, l’operaio licenziato a ritornare in azienda al fine di trovare un compromesso per il futuro. “Il licenziamento di Di Fraia è avvenuto il 20 gennaio scorso e per ora non è possibile un dietrofront. Ma lo invitiamo a trovare con noi una soluzione per il futuro, reinserendolo quando ci sarà una ripresa lavorativa” ha dichiarato il manager dell’azienda Maurizio Caiano, che ha partecipato all’incontro insieme alla proprietaria dell’azienda metalmeccanica, Maria Costigliola, (nella foto a sinistra) che hanno tenuto a precisare come “Non ci sia alcuna avversità verso i sindacati, né tanto meno verso i lavoratori” e smentendo voci che volevano l’azienda decisa a scendere al di sotto dei 15 dipendenti. “Siamo stati costretti ad intervenire in questo modo solo per sopperire alla crisi che sta investendo il settore, rispettando un iter burocratico”.
Successivamente è stata la questione “Lsu” ad arrivare sul tavolo di concertazione del sindaco e dei suoi collaboratori, che hanno ricevuto i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, tra i quali è tornata la serenità dopo le diatribe di lunedì. Dall’incontro sarebbe arrivata la conferma che la ditta che gestisce il servizio di raccolta differenziata in città sarebbe disponibile ad assumere, a tempo determinato, 25 unità lavorative. Presi dalla graduatoria di Lsu rispondenti ai requisiti previsti secondo le normative vigenti. E l’impiego di 47mila euro da destinare all’integrazione oraria da ripartire per 170 lavoratori inseriti nel campo della tutela ambientale. Inoltre si è discusso dei nuovi posti di lavoro, previsti dal “piano parcheggi” e l’impiego in attività cimiteriali. “Il tutto dovrebbe andare in porto”, secondo quanto affermato, a margine dell’incontro, da Pasquale Elemento, rappresentante Uil “tra la fine di febbraio e l’inizio del mese di marzo. Nel frattempo, a seguito di questa schiarita, abbiamo deciso di sospendere la mobilitazione”.

lunedì 1 febbraio 2010

OPERAIO DELLA "CAB SPA" MINACCIA DI BUTTARSI GIU' DAL TETTO DELL'AZIENDA CHE LO HA LICENZIATO

LA DITTA NON VUOLE ACCOGLIERE LE RICHIESTE DEL LAVORATORE - L'UOMO PER ORE SUL TETTO DELLO STABILIMENTO - SUL POSTO POLIZIA, VIGILI DEL FUOCO E UNITA' DI SALVATAGGIO - OGGI INCONTRO CON IL SINDACO GIACOBBE PER TENTARE UNA MEDIAZIONE
di Gennaro Del Giudice
(foto di Angelo Greco)
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" martedì 2 febbraio 2010
POZZUOLI. E’ rimasto per l’intera mattinata di ieri sul tetto dell’azienda che appena una settimana fa lo ha messo mobilità, minacciando di gettarsi nel vuoto. Domenico Di Fraia, 35 anni, operaio della CAB Spa, in preda alla disperazione, ha minacciato di ricorrere ad un gesto estremo se i dirigenti dell’azienda metal meccanica, specializzata nella produzione di macchine per gelati e refrigeratori di bevande, per la quale lavora da oltre 10 anni non deciderà di ritirare la messa in mobilità, preambolo al licenziamento.“Ho un figlio di appena 18 mesi, una moglie e un mutuo per la casa da pagare, fatto grazie ai soldi che guadagno qui. Con difficoltà arrivo a fine mese. Come farò se mi licenziano?” urlava disperato. Con lui, sul tetto, ad oltre 10 metri di altezza, due colleghi, che lo trattenevano dall’intento. Mentre sul piazzale antistante lo stabilimento, uomini della polizia, vigili del fuoco e un’unità di salvataggio, tenevano sotto controllo la situazione.
Tutt’intorno, numerosi tra colleghi, rappresentanti sindacali, semplici passanti, col fiato sospeso.
Tensione, slogan contro la dirigenza da parte dei dipendenti che dalle prime ore della mattinata avevano organizzato un sit-in di protesta, solidali con il proprio collega. Una protesta che va avanti da oltre una settimana, da quando l’azienda ha consegnato a Di Fraia la lettera di messa in mobilità, seguita a quella per altri 7 dipendenti, i quali hanno accettato senza alcun problema, a fronte di un incentivo economico. Lui non ha accettato, ha chiesto di rimanere a lavorare. Appoggiato dai sindacati e da gran parte dei 17 colleghi rimasti. Che per scongiurare il licenziamento del compagno di lavoro, tra le tante soluzioni offerte alla dirigenza della CAB, hanno proposto di pagare loro lo stipendio trattenendosi 100 euro dalla busta paga. In mattinata, un incontro tra i sindacati e la dirigenza non era andato buon fine, facendo scattare le ire dell’operaio, che si è precipitato sul tetto dell’edificio, minacciando di buttarsi nel vuoto.
“Andremo avanti ricorrendo all’articolo 28 con procedura d’urgenza” afferma Maurizio Mascoli, segretario Fiom-Cgil Campania “L’azienda non ha voluto venire incontro alle richieste dei lavoratori, agendo unilateralmente, nonostante l’anno scorso era stato già trovato un accordo. Tutte le proposte sono state rigettate, compreso il ricorso alla Cassa Integrazione. E’ evidente l’obiettivo di voler scendere al di sotto dei 15 dipendenti”. Durante la protesta, all’interno dell’azienda, secondo quanto raccontato dai manifestanti, erano presenti 4 impiegati,la titolare e il manager i quali contattati telefonicamente, non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito. L’uomo è sceso dal tetto dopo quasi 8 ore, quando è arrivata la comunicazione di un incontro con il sindaco di Pozzuoli che si terrà oggi, al quale parteciperanno sindacati e dirigenti dell’azienda, per trovare una soluzione alla vicenda.

TENSIONI AL COMUNE DI POZZUOLI

LSU ANCORA SUL PIEDE DI GUERRA. CAOS TOTALE. SCOPPIANO CONFLITTI INTERNI TRA SINDACATI

di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" mertedì 2 febbraio 2010
(foto di Angelo Greco)
POZZUOLI. Ancora una giornata di tensioni al comune di Pozzuoli per l’ennesima protesta da parte dei Lavoratori Socialmente Utili. Oltre 100 lavoratori hanno infatti occupato ieri mattina l’ingresso della sede del comune, al Rione Toiano. All’esterno dei cancelli, hanno impedito l’accesso agli edifici. Sul posto sono intervenuti i militari della compagnia carabinieri di Arco Felice e gli uomini del corpo di polizia municipale, che hanno tenuto sotto controllo la situazione ed evitato l’occupazione della palazzina che ospita gli uffici del sindaco, Pasquale Giacobbe. Dopo la schiarita della scorsa settimana, quando sembrava che per 25 lavoratori ci sarebbe stata la possibilità di essere assunti con contratti a tempo determinato dall’azienda addetta alla raccolta differenziata in città, ieri mattina è ritornata la contestazione.
A seguito della notizia che non sarebbero più 25 ma 12 i lavoratori che potrebbero passare con la società che gestisce la raccolta. La ditta avrebbe infatti già 25 dipendenti assunti con contratti a tempo, e a questi affiancherebbe le 12 unità ma non impegnandole nella raccolta differenziata, che invece gli Lsu chiedono di effettuare. A questa, si è aggiunta la sospensione dell’integrazione oraria, terminata il 30 gennaio, che ha creato ulteriori malcontenti. Episodi che hanno scatenato le ire degli Lsu, tra i quali sembrerebbe che ci sia ora uno scontro interno.
Infatti, a quanto pare, sembra che non tiri una buona aria tra i rappresentanti delle due sigle sindacali di lavoratori, Cisl e Uil. Una serie di accuse che hanno alimentato ulteriormente la tensione ieri mattina , “spaccando” la protesta fuori agli uffici comunali e disorientando gli stessi lavoratori. Nel pomeriggio, mentre il sindaco era impegnato in un incontro in Prefettura, una delegazione di Lsu avrebbe rifiutato l’incontro con l’assessore al ramo, Paolo Tozzi.

PREZZI POCO POPOLARI PER ESUMARE I CADAVERI

200 EURO PER PRELEVARE UN CADAVERE DOPO 3 ANNI

di Gennaro Del Giudice

POZZUOLI. “ E’ assurdo pagare tutti questi soldi per una riesumazione. Venerdì scorso, dopo tre anni, hanno scavato per togliere da sotto terra i resti di mia mamma. Eravamo convinti di dover pagare 100 euro per le pratiche, invece una volta andati a richiedere la modulistica per avviare la procedura, ci siamo accorti che le cose erano cambiate. Abbiamo pagato oltre 200 euro”. E’ la denuncia che arriva da Vincenzo Mellone, 55 anni, dipendente del comune di Pozzuoli, che appena una settimana fa ha provveduto alla riesumazione delle spoglie della madre deceduta tre anni fa. Il quale, per ottenere il servizio da parte degli organi competenti, è stato costretto ad effettuare un versamento su conto corrente postale intestato al “Servizio Tesoreria” del comune di Pozzuoli dell’importo di euro 200 più una marca da bollo di 14,62 euro. In tutto 214,62 euro. Una cifra ritenuta alta per il 55enne e i suoi familiari, convinti di dover versare nelle casse comunali una cifra pari almeno alla metà di quanto sborsato. E convinto di dover pagare per un procedimento in via ordinaria quando invece il procedimento era considerato di natura straordinaria.
L’esumazione, infatti, consiste in un’operazione cimiteriale che consente di recuperare i resti mortali di un defunto sepolto nel terreno dopo un periodo di tempo, stabilito per legge, che varia a seconda dei comuni interessati. E, per il comune di Pozzuoli, la regolamentazione stabilisce che l’esumazione ordinaria avviene dopo 5 anni dalla sepoltura del deceduto, mentre in via straordinaria è possibile prelevare dalla fossa le spoglie anche dopo 3 anni. Una procedura, quest’ultima, che avviene su espresso ordine dell'Autorita' Giudiziaria o con Decreto del Sindaco, per consentire lavori di carattere straordinario nei cimiteri. A seguito dell’emergenza “spazi cimiteriali” il comune di Pozzuoli ha “invitato” i familiari dei defunti possessori di loculi, a provvedere alla esumazione dei propri cari anche dopo i 3 anni. “Ma è una scelta soggettiva” sottolinea il vice sindaco al comune di Pozzuoli, fino a pochi mesi fa assessore con delega cimiteriale “Nessuno è costretto ad esumare dopo 3 anni. E’ un invito che viene fatto a coloro che sono possessori di loculi, in quanto c’è un’emergenza.
Ma senza alcuna costrizione” La richiesta di esumare il cadavere, prima di essere effettuata, prevede l’accettazione da parte del sindaco o suo delegato, firmatari del procedimento nel caso sussistano i requisiti necessari. Nonostante ciò, parecchi cittadini hanno mostrato dissenso dinanzi al pagamento della quota di 200 euro, nonostante avvenga dopo 3 anni ed in via straordinaria. “Costo fissato in una vecchia delibera” fa sapere l’attuale assessore con delega cimiteriale, Vitale Cotena, il quale ha sottolineato come, in casi straordinari, il comune andrebbe incontro alle esigenze dei cittadini “ In alcuni casi, per situazioni di disagio economico, l’esumazione dei corpi può avvenire anche in forma completamente gratuita, senza che i familiari del deceduto debbano accollarsi le spese per la pratica”. Un problema, quello dei posti al cimitero di Pozzuoli, che sussiste da tempo. Nonostante gli spazi appartenenti al cimitero comunale ai quali si sommano quelli di proprietà della curia vescovile, lo spazio continua ad essere insufficiente. Una “svolta” in questo senso potrà essere data dopo la creazione del nuovo cimitero, per il quale nell’ultimo consiglio comunale fu bocciato il Project Financing per la realizzazione di un nuovo cimitero a Pozzuoli, nel quartiere di Monterusciello. Sul quale sono ritornati al lavoro i tecnici del comune per il cambio di destinazione d’uso dell’area sulla quale sorgerà l’area cimiteriale. Che dovrebbe risolvere in via definitiva la problematica “abitativa” per i defunti.

ULTIMISSIMA

MINACCIA DI GETTARSI GIU' DAL TETTO IL DIPENDENTE DELLA "CAB SPA" DI VIA CAMPANA LICENZIATO LA SETTIMANA SCORSA

DOMENICO DI FRAIA DA STAMATTINA E' SUL TERRAZZO DELLO STABILIMENTO. MINACCIA IL SUICIDIO

TENSIONE E PAURA ALL'ESTERNO DELL'EDIFICIO

SUL POSTO POLIZIA, VIGILI DEL FUOCO, UNITA' DI SALVATAGGIO

LA SOCIETA' NON VUOLE RITIRARE IL LICENZIAMENTO E MENTRE L'UOMO E' SUL TETTO ALL'INTERNO ALCUNI DIPENDENTI E DIRIGENTI CONTINUANO A LAVORARE REGOLARMENTE
I SINDACATI: " E' UN NOSTRO RAPPRESENTANTE. QUESTO E' UN ATTACCO ANCHE CONTRO DI NOI"
SUL POSTO POTREBBE ARRIVARE IL SINDACO DI POZZUOLI PASQUALE GIACOBBE

domenica 31 gennaio 2010

LE SCALE DEL DEGRADO

NON ILLUMINATE, SPORCHE, PERICOLOSE
di Gennaro Del Giudice
(foto di Angelo Greco)
POZZUOLI. Scendendo a piedi da “Pozzuoli alta” diretti verso via Napoli e il lungomare “Sandro Pertini”, due sono gli accessi utili a “tagliare” il lungo percorso: le cosiddette “scale dei Carabinieri” e quelle che un tempo venivano definite “scale della montagnella”. Rampe attraverso le quali rispettivamente, si accede da via Carlo Rosini, svoltando l’angolo a sinistra del cinema “Sofia” e, da via Guglielmo Marconi, nei pressi dell’ex Municipio. Entrambe, a distanza di qualche centinaia di metri l’una dall’altra, “tagliano” all’interno dei rioni popolari di via Napoli, conducendo tra quelle che furono le “case dei marocchini” nei pressi della fermata della cumana “Cappuccini”. E tra le case di via Tranvai, nei pressi del tunnel che collega la zona portuale da via Napoli. Sentieri “secolari”, percorsi giornalmente da centinaia di persone, tra semplici residenti, passanti diretti verso il lungomare e visitatori.
Ma che presenterebbero insidie per chi le percorre. Frutto di incuria e abbandono, che nel corso degli anni hanno inficiato sul loro grado di sicurezza e percorribilità.
I pericoli, per i pedoni, si presenterebbero principalmente lungo la rampa che dalla zona ex Municipio porta in via Tranvai. Segni di totale abbandono in questa sorta di “insenatura” ripida. Scalini lesionati, spaccati, nei quali sarebbe facile inciampare. Barre antiscivolo erose, sulle quali quella sorta di colla quando integra crea attrito con la pedata evitando scivolamenti. Ma che oggi, consumata, con l’acqua diventa scivolosa. E pericolosa. Due pali dell’illuminazione e tre lampioni (uno dei quali distrutto) posti lungo i muri laterali alle scale non funzionanti. Spenti da tempo. Forse, non rientrati ancora tra i 7500 punti luce numerati e gestiti da una ditta romana per conto del comune di Pozzuoli. Ancora passanti arrugginiti, ringhiere divelte, rifiuti in ogni angolo, sterpaglie e numerosi insetti. Bottiglie a terra, segno che qualcuno ogni tanto “sosta” da queste parti. E la paura, tanta, dei residenti che dopo il tramonto non si azzardano a percorrere queste scale. “La sera non passo per paura. E’ tutto buio, spesso ci sono gruppi di giovani appostati negli angoli. Fumano, bevono.” Racconta un signore mentre scende le scale con alcune buste della spesa in mano. “Quando non c’è nessuno il pericolo è che qualcuno possa spuntare all’improvviso e farti una rapina. Oppure violentare una donna che cammina da sola, talmente che è isolato qua dietro” gli fa eco Marco, 25 anni, mentre sale le scale diretto verso la “Villa Avellino”. “E’ uno schifo che non si faccia niente e che non ci siano controlli. Qui è tutto abbandonato e dimenticato”. Scendendo, alla fine di queste scale ci sono numerosi palazzi.
Quest’area abitata, con una forte densità di popolazione, è definita anche “Aret ‘o tram”. Dal nome del mezzo di trasporto che circolava decine di anni fa da queste parti. Numerose famiglie, che una volta affacciatesi dalle proprie abitazioni, si ritrovano questa grossa struttura di scale, erosa dal tempo. Dall’incuria. Spostandoci qualche centinai di metri più su, in direzione “zona del Carmine” accediamo alle ”scale dei carabinieri” dove qui, una volta, i militari dell’arma avevano la loro sede cittadina. Migliori sono le condizioni dell’altro accesso a via Napoli. Più utilizzate delle altre, anche per la comodità di essere meno ripide, con meno scalini. Famiglie, studenti, ragazzini. Tantissimo passano di qua. Scendendo si spunta sui binari della tratta Montesanto – Torregaveta, alla fermata dei “Cappuccini”. Si passa attraverso le case, che sorgono ai lati delle scale. Fino ad arrivare tra i palazzi dei “marocchini”.
Qui non è evidente lo stato di abbandono. Ma i pericoli si. Una grossa discesa, larga. Poi le scale. Una pavimentazione fatta con una sorta di grossi blocchi di pietra, erosi anche questi dal tempo. Che ha reso la pavimentazione liscia. Potrebbe causare scivolamenti, cadute. Qualche fessura a terra, qualche buca pericolosa, dove anche qui non sarebbe difficile inciampare. Cadere. Così come la ripidezza, altro pericolo. Ma non ci si può far niente. Questa è una costante, fin dalla loro realizzazione. Qui il sentiero è pulito, qualche rifiuto, ma nient’altro. Ci sono anche dei paletti, all’inizio della discesa, per evitare che auto e motorini passino. Anche se, in mezzo, sembra che due paletti siano stati tolti. Ci dicono che le luci funzionano, anche se la sera. Qui i pali sono numerati. Ma, nonostante l’illuminazione, anche qui un po’ fa paura.