di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" domenica 7 gennaio 2010
"...ogni uomo ha il diritto di esprimere il proprio pensiero, il problema è poterlo fare...."
di Gennaro Del Giudice
articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" giovedì 4 febbraio 2010
POZZUOLI. “Lazzare felici” sarebbe il titolo di una canzone. Ma anche il ritratto di 10 donne, detenute del carcere femminile di Pozzuoli e produttrici del caffè “Lazzarelle”. Un marchio e un prodotto interamente “costruito” all’interno delle mura della casa circondariale puteolano, dove quotidianamente avviene il processo di miscela, torrefazione, essiccazione, confezionamento.Ottenuto da una miscela di chicchi provenienti da Brasile, Guatemala, Colombia, India e Uganda, il “caffè Lazzarelle” è pronto, a breve, per l’immissione sul mercato.
Un progetto, secondo in Italia dopo quello realizzato nell’istituto “Le Vallette” di Torino, partito nel settembre scorso, con 10 donne impegnate quotidianamente per 6 ore e 40 minuti. Un lavoro con la “L” maiuscola, come tengono a precisare gli attuatori del progetto. 210mila euro finanziati dall’assessorato della Regione Campania con decreto datato 18 dicembre 2007. E realizzato grazie all’apporto delle associazioni, che hanno contribuito alla formazione e alla “costruzione” dei nuovi profili professionali. Oltre alla produzione in toto del prodotto, confezionato nei classici pacchetti da 250 grammi dalle detenute, scelte in base all’articolo 21 della legge penitenziaria, sulla base di requisiti giuridici, motivazionali e di buona condotta.
Una fase di start up, seguita a quella di formazione, conclusasi con l’avvio della produzione del prodotto, che ora è chiamato ad approdare sul mercato. E la volontà di rendere il periodo di detenzione non fine a sé stesso, ma finalizzato ad un processo di rieducazione che possa, una volta scontata la pena, consentire un reinserimento nel mondo del lavoro.“Il caffè, che cambia il colore dell’acqua, come metafora di un cambiamento che trasforma le avversità in momenti positivi ” così la direttrice del carcere femminile di Pozzuoli, Stella Scialpi, ha definito l’importanza del progetto messo durante la conferenza di presentazione tenutasi ieri presso l’istituto penitenziario di Pozzuoli.
“Auspico che il grande lavoro profuso intorno a questo progetto, frutto dalla sinergia tra dirigenza penitenziaria, associazioni e istituzioni non resti una cattedrale nel deserto”. A termine della conferenza, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore alle politiche sociali della Regione Campania, Alfonsina De Felice, Don Tonino Palmese, presidente dell’associazione “Libera” e il provveditore dell’amministrazione penitenziaria regionale, Tommaso Contestabile oltre a numerosi rappresentanti di istituzioni e associazioni, il taglio del nastro e la visita ai locali della nuova fabbrica del caffè , dove gli ospiti hanno potuto assaggiare il caffè “Lazzarelle” e gustare un buffet di dolci. Ovviamente realizzato ed offerto dalle detenute.
POZZUOLI. Dopo un lunedì contrassegnato da forti proteste e tensioni, la giornata di ieri si è svolta all’insegna della diplomazia. Seppur iniziata con una protesta da parte degli Lsu, che hanno organizzato un corteo, senza autorizzazione, per le strade di Pozzuoli. Tenuto sotto controllo dalle forze dell’ordine tutto è proceduto senza disordini. Successivamente i quasi 200 Lsu si sono diretti presso gli edifici del comune di Pozzuoli, tenuto sotto controllo da carabinieri e polizia municipale. Sul posto, a presidiare la palazzina che ospita gli uffici del sindaco, numerosi militari dell’arma, per evitare possibili occupazioni allo stabile e scongiurare disordini. Intorno alle ore 12 il primo cittadino, Pasquale Giacobbe, ha ricevuto i dirigenti della “Cab spa”, Domenico Di Fraia, il lavoratore licenziato che lunedì è salito sul tetto dello stabilimento minacciando di gettarsi giù e i vari rappresentanti sindacali. Un incontro durato oltre 2 ore, che ha in parte soddisfatto lavoratori e sindacati. Sembrerebbe che si sia giunti ad una leggera apertura dall’azienda. Mettendo, per ora, fine al “muro contro muro” , con i lavoratori compatti e solidali con il proprio collega da una parte, e l’azienda ferma sulle proprie posizioni dall’altra.
I dirigenti della Cab hanno invitato, per giovedì, l’operaio licenziato a ritornare in azienda al fine di trovare un compromesso per il futuro. “Il licenziamento di Di Fraia è avvenuto il 20 gennaio scorso e per ora non è possibile un dietrofront. Ma lo invitiamo a trovare con noi una soluzione per il futuro, reinserendolo quando ci sarà una ripresa lavorativa” ha dichiarato il manager dell’azienda Maurizio Caiano, che ha partecipato all’incontro insieme alla proprietaria dell’azienda metalmeccanica, Maria Costigliola, (nella foto a sinistra) che hanno tenuto a precisare come “Non ci sia alcuna avversità verso i sindacati, né tanto meno verso i lavoratori” e smentendo voci che volevano l’azienda decisa a scendere al di sotto dei 15 dipendenti. “Siamo stati costretti ad intervenire in questo modo solo per sopperire alla crisi che sta investendo il settore, rispettando un iter burocratico”.
POZZUOLI. “ E’ assurdo pagare tutti questi soldi per una riesumazione. Venerdì scorso, dopo tre anni, hanno scavato per togliere da sotto terra i resti di mia mamma. Eravamo convinti di dover pagare 100 euro per le pratiche, invece una volta andati a richiedere la modulistica per avviare la procedura, ci siamo accorti che le cose erano cambiate. Abbiamo pagato oltre 200 euro”. E’ la denuncia che arriva da Vincenzo Mellone, 55 anni, dipendente del comune di Pozzuoli, che appena una settimana fa ha provveduto alla riesumazione delle spoglie della madre deceduta tre anni fa. Il quale, per ottenere il servizio da parte degli organi competenti, è stato costretto ad effettuare un versamento su conto corrente postale intestato al “Servizio Tesoreria” del comune di Pozzuoli dell’importo di euro 200 più una marca da bollo di 14,62 euro. In tutto 214,62 euro. Una cifra ritenuta alta per il 55enne e i suoi familiari, convinti di dover versare nelle casse comunali una cifra pari almeno alla metà di quanto sborsato.
E convinto di dover pagare per un procedimento in via ordinaria quando invece il procedimento era considerato di natura straordinaria.DOMENICO DI FRAIA DA STAMATTINA E' SUL TERRAZZO DELLO STABILIMENTO. MINACCIA IL SUICIDIO
TENSIONE E PAURA ALL'ESTERNO DELL'EDIFICIO
SUL POSTO POLIZIA, VIGILI DEL FUOCO, UNITA' DI SALVATAGGIO
POZZUOLI. Scendendo a piedi da “Pozzuoli alta” diretti verso via Napoli e il lungomare “Sandro Pertini”, due sono gli accessi utili a “tagliare” il lungo percorso: le cosiddette “scale dei Carabinieri” e quelle che un tempo venivano definite “scale della montagnella”. Rampe attraverso le quali rispettivamente, si accede da via Carlo Rosini, svoltando l’angolo a sinistra del cinema “Sofia” e, da via Guglielmo Marconi, nei pressi dell’ex Municipio. Entrambe, a distanza di qualche centinaia di metri l’una dall’altra, “tagliano” all’interno dei rioni popolari di via Napoli, conducendo tra quelle che furono le “case dei marocchini” nei pressi della fermata della cumana “Cappuccini”. E tra le case di via Tranvai, nei pressi del tunnel che collega la zona portuale da via Napoli. Sentieri “secolari”, percorsi giornalmente da centinaia di persone, tra semplici residenti, passanti diretti verso il lungomare e visitatori.
Bottiglie a terra, segno che qualcuno ogni tanto “sosta” da queste parti. E la paura, tanta, dei residenti che dopo il tramonto non si azzardano a percorrere queste scale. “La sera non passo per paura. E’ tutto buio, spesso ci sono gruppi di giovani appostati negli angoli. Fumano, bevono.” Racconta un signore mentre scende le scale con alcune buste della spesa in mano. “Quando non c’è nessuno il pericolo è che qualcuno possa spuntare all’improvviso e farti una rapina. Oppure violentare una donna che cammina da sola, talmente che è isolato qua dietro” gli fa eco Marco, 25 anni, mentre sale le scale diretto verso la “Villa Avellino”. “E’ uno schifo che non si faccia niente e che non ci siano controlli. Qui è tutto abbandonato e dimenticato”. Scendendo, alla fine di queste scale ci sono numerosi palazzi.
Quest’area abitata, con una forte densità di popolazione, è definita anche “Aret ‘o tram”. Dal nome del mezzo di trasporto che circolava decine di anni fa da queste parti. Numerose famiglie, che una volta affacciatesi dalle proprie abitazioni, si ritrovano questa grossa struttura di scale, erosa dal tempo. Dall’incuria. Spostandoci qualche centinai di metri più su, in direzione “zona del Carmine” accediamo alle ”scale dei carabinieri” dove qui, una volta, i militari dell’arma avevano la loro sede cittadina. Migliori sono le condizioni dell’altro accesso a via Napoli. Più utilizzate delle altre, anche per la comodità di essere meno ripide, con meno scalini. Famiglie, studenti, ragazzini. Tantissimo passano di qua. Scendendo si spunta sui binari della tratta Montesanto – Torregaveta, alla fermata dei “Cappuccini”. Si passa attraverso le case, che sorgono ai lati delle scale. Fino ad arrivare tra i palazzi dei “marocchini”.
Qui non è evidente lo stato di abbandono. Ma i pericoli si. Una grossa discesa, larga. Poi le scale. Una pavimentazione fatta con una sorta di grossi blocchi di pietra, erosi anche questi dal tempo. Che ha reso la pavimentazione liscia. Potrebbe causare scivolamenti, cadute. Qualche fessura a terra, qualche buca pericolosa, dove anche qui non sarebbe difficile inciampare. Cadere. Questo Blog nasce con l'intento di
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Gennaro Del Giudice