giovedì 31 marzo 2011

SEQUESTRATI IN CASA DA BANDITI

NOTTE DA ARANCIA MECCANICA IN UNA VILLETTA
FAMIGLIA AGGREDITA DA COMMANDO: BOTTINO 200MILA EURO

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di giovedì 31 marzo 2011

MONTE DI PROCIDA. Sorpresi nel sonno e sequestrati nella propria abitazione fino all’alba da 5 feroci banditi che li hanno tenuti sotto la minaccia delle pistole puntate alla tempia. Oltre due ore di terrore, con il proprietario della villetta che viene ripetutamente preso a calci, schiaffi e pugni davanti agli occhi della moglie, mentre i due figli venivano chiusi in un’altra stanza. Una notte da “arancia meccanica” per Angelo Schiano, 51 anni, “comandante regionale del corpo sanitario internazionale” e per la sua famiglia, tenuti in ostaggio nella notte tra lunedì e martedì nella loro villetta al Monte di Procida, saccheggiata dai malviventi che hanno portato via un bottino di circa 200 mila euro. L’incubo per la famiglia Schiano iniziava intorno all’una e venti quando, attraverso una porta secondaria della cucina facevano irruzione 5 malviventi, tutti con i volti coperti, pistole in pugno e guanti da giardinaggio per non lasciare tracce. L’incursione dopo aver immobilizzato il pastore tedesco di guardia alla villetta, che veniva narcotizzato. Una volta entrati, i banditi si precipitavano nella stanza da letto dei coniugi, mentre gli altri tenevano sotto tiro la figlia 26enne della coppia che in quel momento si trovava nella propria stanza e il figlio di 21 anni, sul divano della depandance. Quest’ultimo, alla vista dei malviventi, avrebbe tentato la fuga cercando di dare l’allarme, ma sarebbe stato bloccato, preso a calci e pugni e tenuto sotto minaccia di una pistola. Nel frattempo, l’altra parte del gruppo di rapinatori faceva irruzione nella stanza da letto del generale Schiano, che veniva svegliato nel sonno insieme alla moglie. “Dove sono i soldi, dacci i soldi” gli gridavano i banditi mentre gli sferravano schiaffi, pugni e calci a ripetizione. I proprietari dell’abitazione erano costretti a consegnare la chiave della cassaforte, che veniva completamente svuotata. Non contenti, i malviventi, che come raccontato dalle vittime avevano un accento tipico dell’est, continuavano a chiedere soldi, inveendo contro il capo famiglia. Erano attimi terrore, mentre la coppia di coniugi chiusi nella stanza da letto, minacciati dalle pistole, chiedeva ai malviventi di poter far entrare nella loro stanza i due figli, che nel frattempo erano sotto il tiro degli altri banditi. Oltre 2 ore e mezza di terrore, vittime della ferocia dei 5 banditi, che alla ricerca dei soldi, mettevano a soqquadro l’intera abitazione, sfasciando perfino una parete a muro perché convinti che lì dietro fosse nascosta una seconda cassaforte. “Dopo avermi riempito di schiaffi, calci e pugni mi hanno tenuto inginocchiato con la pistola puntata alla tempia. Mi chiedevano dove avevo i soldi, non erano contenti dell’oro, dei rolex, di tutti i beni di famiglia che si sono presi. Io dicevo di non avere denaro e loro si accanivano di più, non mi credevano. Ad un certo punto uno mi ha detto “adesso ti sparo” e mia moglie si è buttata addosso facendo da scudo “ è il drammatico racconto di Angelo Schiano, che rivive quei momenti drammatici, vittima a più riprese della violenza dei banditi “Quando hanno visto la mia divisa, hanno pensato che fossi un carabinieri, volevano la pistola ma io non ce l’ho. A quel punto hanno continuato ad inveire con violenza. Uno di loro ha poi staccato il filo del telefono e si è avvicinato a me agitandolo, a quel punto ho temuto il peggio”. Dall’una e venti fino alle 4 meno un quarto la famiglia Schiano è stata prigioniera della violenza dei 5 rapinatori, che hanno lasciato l’appartamento portando con loro un bottino di circa 200 mila euro. Immediatamente dopo essere stati avvertiti dalle vittime, sul posto giungevano i carabinieri della stazione di Monte di Procida e della Compagnia di Pozzuoli, oltre agli agenti del servizio di vigilanza privata. Per Angelo Schiano e il figlio 21enne erano necessarie le cure dei sanitari: 8 giorni di prognosi per il primo a seguito delle ferite riportate alla testa e alla fronte, ferite e contusioni alla testa per il giovane.

martedì 29 marzo 2011

RAPINA IN TABACCHERIA, CLIENTI PRESI IN OSTAGGIO

IL RAID A POCHI METRI DAL COMMISSARIATO DI POLIZIA
di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di martedì 29 marzo 2011

POZZUOLI - Una volta nella tabaccheria hanno chiuso la porta d’ingresso impedendo a chiunque di uscire e tenendo in ostaggio, sotto la minaccia delle pistole, clienti e titolari per 3 lunghissimi minuti. Noncuranti del fatto che a pochi metri c’è il Commissariato di Polizia, fuori il traffico e il caos del centro storico di Pozzuoli di una tranquilla domenica sera. Segnali di una escalation criminale che sembra non arrestarsi. L’ennesima rapina è andata in scena intorno alle 19.30 di domenica, nel mirino di due criminali armati e con i volti coperti da berretti e sciarpe il tabaccaio di via Marino Boffa, proprio nei pressi della stazione della cumana di Pozzuoli. Una volta nel negozio, uno dei due chiudeva la porta d’ingresso e rimanendo sull’uscio, teneva la pistola puntata verso i presenti. Erano attimi di terrore all’interno della tabaccheria, frattempo l’altro rapinatore si dirigeva dietro il bancone dove c’era la cassa. Dietro la quale, in quel momento c’era il padre del titolare che in compagnia della moglie e di un altro figlio stavano servendo i clienti. Una volta dietro al banco, il rapinatore tirava fuori il cassettone dove, tra i vari scompartimenti, erano custodite le banconote, facendone razzia. Accanto a lui il padre del titolare, un 60enne che impotente non poteva fare altro che assistere alla scena, con il rapinatore che inginocchiato vicino ai suoi piedi scovava tra i cassetti cercando di trovare quanti più soldi possibile. Impensabile in quel momento anche un cenno di reazione, visto che l’uomo era tenuto sotto minaccia dal complice, che nel frattempo si era appostato vicino alla porta d’ingresso. Quest’ultimo teneva la pistola puntata in direzione dell’uomo e ad un certo punto, tenendo la porta d’ingresso socchiusa, allontanava perfino alcuni clienti che stavano per entrare nella tabaccheria. Un’azione che secondo il racconto delle vittime, veniva condotta con estrema tranquillità da parte dei due rapinatori i quali dall’accento pare non fossero nemmeno puteolani. Dopo aver rovistato ed essersi impossessato di svariate migliaia di euro, il rapinatore che aveva agito dietro al bancone, non contento sfilava ad una cliente la borsetta. E dopo averla aperta, prendeva dal borsellino contenuto in essa tutti i soldi contenuti, comprese le monete. Messo in atto il piano, i due rapinatori uscivano dal locale e a piedi si davano alla fuga in direzione del cavalcavia che sovrasta la stazione della Cumana. Sul posto giungevano i poliziotti del vicino commissariato i quali, dopo aver ascoltato le testimonianze delle vittime, si mettevano sulle tracce dei due malviventi. L’ennesimo episodio di criminalità che suona come campanello d’allarme considerate le modalità con le quali è avvenuto: in orario di punta domenicale, alla presenza di clienti e a pochi passi da un commissariato di Polizia.

domenica 27 marzo 2011

BIMBO MORTO, 3 AVVISI DI GARANZIA

SVOLTA NELLE INDAGINI INDAGATI LA MADRE DEL PICCOLO HASSAN E I CONIUGI CHE VIVONO NELLA VILLETTA DELLA TRAGEDIA

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di domenica 27 marzo 2011

LICOLA - Svolta nelle indagini per la morte del piccolo Hassan Guene, il bimbo di appena 2 anni e mezzo morto annegato una piscina nel parco Sant’Agnello, a Licola. Da ieri pomeriggio sono indagati la madre del piccolo e la coppia di coniugi che vive nella villetta dove venerdì mattina si è consumata la tragedia. Per i tre l’accusa è di concorso in omicidio colposo. La madre del bimbo, anche lei come il marito originaria del Burkina Faso, dovrà rispondere dell’accusa di “omesso controllo” oltre che a quello di “omicidio colposo”. Un dramma nel dramma per la donna, madre degli altri 4 fratelli di Hassan, che sarà chiamata a dare un “perché” venerdì mattina il figlio di appena 2 anni e mezzo e il fratellino gemello si trovassero insieme e da soli fuori casa, senza la sua presenza. A quell’ora il padre, Yacouba Guene, da tutti conosciuto come “Giovanni”, era nelle vicinanze impegnato al presso il distributore di benzina “Esso”. Mentre dall’accusa di “concorso in omicidio colposo” che dovranno rispondere ora i coniugi francesi che vivono nella villetta all’interno del parco al civico 61 di via Nullo, dove sorge la piscinetta di cinque metri per cinque, a ridosso dell’ingresso al piano terra dell’abitazione. Lui, militare di istanza alla base Nato di Bagnoli, lei impiegata presso la stessa base militare, avrebbero lasciato aperto il cancello d’ingresso alla villetta, una fatale dimenticanza costata la vita al piccolo di appena due anni e mezzo. Intanto è attesa per domani, presso il Secondo Policlinico di Napoli, l’autopsia sul corpicino del piccolo Hassan, disposta dal pubblico ministero Fabio De Cristofaro. Nel frattempo un altro particolare agghiacciante emerge dalle indagini condotte dai poliziotti del commissariato di Giugliano diretti dal vicequestore aggiunto Maria Rosaria Romano: a dare per primo l’allarme della caduta in acqua del piccolo Hassan sarebbe stato proprio il fratellino gemello con il quale il bimbo stava giocando in cortile e con il quale si era avventurato all’interno della villetta rimasta aperto. Il fratellino, dopo aver visto Hassan cadere nella piscina sarebbe corso dalla mamma per chiedere aiuto urlando “acqua, acqua!”. Parole e l’assenza dell’altro figlio che destavano sospetto alla donna che si precipitava in cortile facendo l’agghiacciante scoperta: il corpo di Hassan era colato a picco nella piscina e la sua presenza era visibile a malapena a causa dell’acqua melmosa. Erano momenti di terrore, tra le urla di disperazione della donna e dei vicini di casa che nel frattempo accorrevano. Poi la corsa in ospedale nel tentativo di salvare il piccolo giunto presso al pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli in arresto cardiaco e con una notevole quantità di acqua finita nei polmoni e nelle vie respiratorie.

BIMBO ANNEGATO - COMUNITA' A LUTTO

UN LUNGO PELLEGRINAGGIO SOTTO CASA DEL PICCOLO
LA FAMIGLIA DI HASSAN IN ITALIA DA 11 ANNI
LA PROPRIETARIA DEL PARCO SI SCAGLIA CONTRO FOTOGRAFI E GIORNALISTI

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di sabato 26 marzo 2011

LICOLA - Un lungo pellegrinaggio, giovani africani che in silenzio stazionano di fronte alla palazzina dove viveva il piccolo Hassan. Testa bassa, con le lacrime agli occhi guardano quella villetta e quella piscinetta piena di acqua sporca dove si è appena consumata la tragedia. Aumentano con il passare dei minuti, giungono a piedi, in motorino, in pochi minuti la notizia ha fatto il giro e loro sono venuti a portare la propria vicinanza alla famiglia, all’amico Giovanni, il benzinaio molto conosciuto e voluto bene in zona. La sua è una famiglia per bene, 5 figli, Hassan e il suo fratellino gemello sono gli ultimi arrivati, lui è un lavoratore onesto, la moglie casalinga, da 11 anni si erano sistemati in Italia, avevano fittato un appartamento in quella palazzina all’interno del parco sant’Agnello.”Ho saputo di quello che è successo e sono corso, ho chiesto al mio capo di venire e lui mi ha fatto andare prima dal lavoro” dice Mohammed, uno dei tanti immigrati che vive nella zona. Ha ancora i panni sporchi di lavoro, corre, vuole capire come sia potuta accadere una simile tragedia. Un palazzo quasi tutto occupato da immigrati di colore “tutti lavoratori, gente per bene che ultimamente sono un po’ aumentanti” dicono alcuni residenti delle villette che sorgono lungo il viale al civico 61 di via Nullo. Al loro composto dolore si contrappone quello della figlia del proprietario del parco, che urla, caccia giornalisti e fotografi, denuncia la violazione della sua proprietà privata, non vuole che si facciano foto.”E’ una tragedia, siamo sconvolti. Ricordo quel bambino quando giocava qua lungo il viale, veniva insieme al fratellino gemello e mi davano la mano” racconta Raffaele, che vive in una villetta a pochi passi dall’ingresso del parco. Tristezza e disperazione anche tra i colleghi del papà di Hassan, che ieri pomeriggio erano al lavoro alla stazione “Esso” di Licola “E’ assurdo, non ho parole mi dispiace tanto per Giovanni. Mi hanno detto che stava lavorando quando è venuto un signore insieme al figlioletto che era annegato. E’ salito in macchina e sono corsi in ospedale”

sabato 26 marzo 2011

BIMBO CADE E AFFOGA IN PISCINA

TRAGEDIA IN UNA VILLETTA DI VIA NULLO, VICINA ALL'ABITAZIONE DEL PICCOLO DI DUE ANNI E MEZZO
IL DECESSO UN'ORA DOPO IL RICOVERO - DISPOSTA L'AUTOPSIA
IL BAMBINO SOCCORSO DA UN VICINO DI CASA
AL VAGLIO DEGLI INQUIRENTI LA POSIZIONE DEI GENITORI E DEI PROPRIETARI DELLA VILLA DEL PARCO SANT'AGNELLO A LICOLA

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di sabato 26 marzo 2011

LICOLA - Tragedia ieri mattina a Licola dove un bimbo di appena 2 anni e mezzo è annegato in una piscinetta. Hassan Guene, originario del Burkina Faso, è morto dopo essere finito in una piscina a pochi passi da casa sua. L’agghiacciante scoperta fatta da alcuni residenti che affacciatisi, notavano l’acqua melmosa muoversi stranamente. Uno strano sospetto che diventava realtà quando veniva scorto quel corpicino, ormai agli ultimi istanti di vita. Urla, disperazione e la corsa all’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli dove i sanitari tentavano di rianimarlo per oltre 1 ora. Ma troppa era l’acqua finita nei polmoni del piccolo, il suo cuoricino finiva di battere alle 13.20. Il dramma si è consumato nella tarda mattinata nell’ultima villetta del parco Sant’Agnello, al civico 61 di via Nullo, nel giuglianese. Un parco residenziale abitato da numerosi extracomunitari di proprietà di un noto imprenditore puteolano proprietario anche di un supermercato nella zona alta di Pozzuoli dove Hassan, ultimo di 5 fratelli, viveva insieme alla propria famiglia da 11 anni residente in Italia. Il papà di Hassan, Giovanni, lavora regolarmente presso un distributore di benzina nei pressi dell’uscita della Variante Anas di Licola, mentre la mamma è casalinga. Secondo le prime ricostruzioni fatte nei concitati minuti successivi al dramma, nella tarda mattinata di ieri il piccolo Hassan era sceso a giocare in cortile come spesso faceva. Pochi istanti per scappare dallo sguardo degli adulti che il piccolo, probabilmente incuriosito da quel cancello bianco a quanto pare rimasto aperto, riusciva ad entrare nel giardino della villetta nella quale abiterebbe una donna di origine francese, a quanto pare impiegata della Nato di Bagnoli. Pare che la donna, al momento della tragedia, non si trovasse in casa. Pochi passi separano l’ingresso del giardino dal cancelletto da quella piscina quadrata larga poco più di 5 metri e profonda almeno un metro e mezzo. Resta da capire se anche quest’ultimo cancelletto sia stato lasciato aperto o se il bambino, spingendolo sarebbe riuscito ad aprirlo. Una volta dentro l’area recintata della piscina, il piccolo sarebbe poi caduto in acqua, a quanto pare senza che nessuno se ne accorgesse di nulla. Da solo in quella vasca mentre l’acqua iniziava ad entrare nei polmoni, ad accorgersi del piccolo, erano alcuni vicini che davano l’allarme. Hassan veniva così preso dall’acqua e portato in ospedale sembra da un uomo anziano, che come confermato dai sanitari, giungeva presso l’ospedale “La Schiana” insieme al padre del piccolo. Quest’ultimo infatti, mentre era al lavoro presso il distributore di benzina “Esso” a pochi passi da casa sua, sarebbe stato raggiunto dall’uomo che portava con sé il piccolo Hassan ormai moribondo, invitandolo ad andare con lui al pronto soccorso. Dove il piccolo morirà dopo oltre un’ora. Oltre 60 minuti di disperati tentativi di rianimazione da parte dei sanitari, che non riuscivano a salvare la vita del bambino. Tanta era l’acqua finita nei polmoni, segno che il piccolo sarebbe rimasto per diversi minuti in apnea. Sul corpicino del piccolo Hassan venivano disposti gli esami autoptici per stabilire le esatte cause del decesso. Alle 15.30 la salma dal nosocomio puteolano veniva trasferita presso il Secondo Policlinico di Napoli dove nei prossimi giorni sarà effettuata l’autopsia Nel frattempo sul luogo dove qualche minuto prima si era consumato il dramma giungevano i poliziotti del commissariato di Giugliano e gli uomini della scientifica che effettuavano i rilievi all’interno del giardino e mettevano sotto sequestro la piscina e l’intera area circostante. Molti i punti oscuri che ruotano intorno a questa terribile tragedia: cosa ci faceva il piccolo Hassan da solo? Resta da chiarire quindi la posizione dei genitori, che lo avrebbero lasciato da solo. Così come quella degli occupanti della villetta, i quali avrebbero lasciato i cancelli aperti, visto che difficilmente un bambino di quell’età avrebbe avuto la forza di aprirli.

venerdì 25 marzo 2011

ULTIMISSIMA

TRAGEDIA A LICOLA IN VIA S.NULLO 61 NEL PARCO SANT'AGNELLO

UN BIMBO DI 2 ANNI E MEZZO, HASSAN BUENE, ORIGINARIO DEL BURKINA FASO, E' MORTO ANNEGATO IN UNA PISCINA A POCHI PASSI DA CASA SUA

INUTILE LA CORSA IN OSPEDALE DOVE I SANITARI HANNO TENTATO DI RIANIMARLO PER OLTRE 1 ORA
SULL'EPISODIO INDAGANO I POLIZIOTTI DEL COMMISSARIATO DI GIUGLIANO

giovedì 24 marzo 2011

SFOLLATI, ALTRI 20 GIORNI IN ALBERGO

RESTA SEQUESTRATO L'EDIFICIO INCENDIATO
IL TITOLARE DEL MOBILIFICIO RIBADISCE:"MAI MINACCE"
SOLIDARIETA' ALLE FAMIGLIE


di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di giovedì 24 marzo 2011


POZZUOLI - Rimarranno per altri 20 giorni negli alberghi messi a disposizione dal comune di Pozzuoli gli sfollati della palazzina data alle fiamme giovedì scorso a Pozzuoli. Gran parte delle 14 famiglie residenti al civico 90 di via Domitiana, continueranno ad essere alloggiati ancora negli alberghi “Gauro”, “Sibilla” e “Tripergola”, nelle zone di Arco Felice e Lucrino. Solidarietà che giunge ad più parti, anche dai negozianti della zona i quali dopo aver riconosciuto le vittime, applicano larghi sconti e offrono loro aiuti. Nel frattempo si attendono i sopralluoghi e le perizie da parte dei tecnici che dovranno verificare la tenuta della struttura per dichiarare lo stato di agibilità del manufatto andato distrutto nel rogo appiccato al deposito del mobilificio “Cacciapuoti Arredo Design”. Palazzina che per ora resta sotto sequestro da parte della magistratura che venerdì scorso ha posto i sigilli e che di notte viene presidiato, per evitare che qualche sciacallo approfitti della situazione, dagli agenti di una società di vigilanza privata ingaggiati dall’amministratore della palazzina. Mentre nessuna novità giunge dagli inquirenti, in quali mantengono stretto riserbo sull’episodio. Intanto proseguono i controlli, numerosi i posti di blocco in città e i sopralluoghi con l’obiettivo di risalire all’identità di mandanti ed esecutori si quella che poteva essere una carneficina. E soprattutto si cerca di capire il “movente” che ha spinto qualcuno ad incendiare il deposito del mobilificio, una chiave di lettura che potrebbe cambiare i prossimi scenari. Infatti, qualora dovesse emergere che il movente sarebbe legato al racket o estorsioni, le 14 famiglie rimaste senza casa potrebbero attingere al fondo per le “vittime del racket”. Cosa che non avverrebbe qualora le cose dovessero andare diversamente, ritrovandosi a non avere nessuna copertura assicurativa. Infatti, il palazzo del quale la Steflin Srl” del “Gruppo Gallo” è proprietaria di 12 delle 14 abitazioni non sarebbe coperta da un’assicurazione in caso di dolo. “Se sarà provato che l’incendio al deposito ha avuto una matrice estorsiva, allora le famiglie della palazzina andata distrutta dalle fiamme potranno avere la possibilità di attingere al fondo per le “vittime del racket”“ spiega Luigi Cuomo coordinatore di SOS Impresa “Gli inquirenti dovranno confermare, sulla base di testimonianze, riscontri investigativi supportati da prove oggettive, che l’azione ai danni del deposito è stata di natura estorsiva, anche nel caso in cui il titolare dell’azienda dovesse ammettere di aver avuto anche una sola telefonata minatoria. Ovviamente solo dopo appurate indagini, sulla base di un riscontro investigativo che le famiglie potrebbero ottenere degli aiuti economici”. Inoltre Cuomo dice la sua sull’episodio che ha visto coinvolto Carmine Cacciaputi e che ha rischiato seriamente di provocare una carneficina “Se non si tratta di estorsione, come afferma il titolare dell’azienda, siamo comunque di fronte ad un chiaro segnale di tipo mafioso. Le due taniche di benzina lasciate sul posto sono il segnale inequivocabile di chi ha voluto lasciare un messaggio. Magari non indirizzato direttamente al titolare dell’azienda, ma comunque chi ha agito ha voluto dare un segnale”. Ma nel frattempo Carmine Cacciapuoti respinge ogni ipotesi di azione legata al racket: “Ripeto che non è racket, nessuno mai è venuto da me a chiedermi tangenti o altro. Se l’avessero fatto li avrei presi a calci, li avrei denunciati subito” continua a ripetere l’imprenditore puteolano.

FIGLIOLIA TENTA IL BIS

SARA' LUI IL CANDIDATO A SINDACO PER IL CENTROSINISTRA

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di giovedì 24 marzo 2011


POZZUOLI - Ufficializzato il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni comunali di Pozzuoli: è Vincenzo Figliolia, già eletto sindaco nel 2001. In appoggio alla sua candidatura, presentata nella mattinata di ieri presso l’Hotel “Gli Dei”, in quella che sarebbe per ora la coalizione di centrosinistra, il Partito Democratico, Alleanza per l'Italia, la Federazione dei Verdi, l’ Italia dei Valori, i Popolari per il Sud, Sinistra Ecologia e Libertà presenti ieri con i propri dirigenti cittadini. Legalità, rilancio culturale della città, crescita di una nuova generazione, guerra al clientelismo sono stati i punti toccati dal candidato sindaco del centrosinistra, già primo cittadino di Pozzuoli fino allo scioglimento il 232 dicembre del 2005 dell’allora giunta di centrosinistra da lui presieduta per “infiltrazione camorristica”. All’epoca su di lui gravò l’accusa di abuso di ufficio per mancati controlli al Mercato ittico di Pozzuoli , vicenda per la quale era stato rinviato a giudizio nel febbraio 2005. Accuse dalle quali è stato prosciolto nell’aprile del 2008 dal Tribunale di Napoli. “Vogliamo dare alla città un governo coeso, stabile e duraturo, siamo pronti a sostenere la crescita di una nuova generazione che dovrà essere la futura classe dirigente di questa città, dobbiamo ostacolare senza mezzi termini qualsiasi forma di criminalità organizzata, dalle illegalità quotidiane all’economia criminale sommersa. La città non può rimanere indifferente , dobbiamo abolire ogni tentativo di clientelismo. Il compito dei cittadini, sarà anche quello di controllare le promesse programmatiche che vengono fatte in periodo elettoral” sono state le parole pronunciate da Vincenzo Figliolia. Alla cui candidatura il centrodestra dovrebbe opporre quella dell’ingegnere capo del comune di Pozzuoli Agostino Magliulo, la cui candidatura a primo cittadino è stata espressa nei giorni scorsi dal Coordinatore Provinciale Pdl Napoli, Luigi Cesaro ed il Vice Vicario Enzo Nespoli. Ago della bilancia resta intanto la posizione del partito dell’Udc che ad oggi non ha ancora ufficializzato il proprio appoggio ne all’una ne all’altra candidatura.

domenica 20 marzo 2011

MOBILIFICIO, FILMATI AL SETACCIO

CACCIA AI MALVIVENTI CHE HANNO APPICCATO IL FUOCO
DA DOMANI VERIFICHE TECNICHE ALL’EDIFICIO SGOMBERATO, SOLAI COMPROMESSI

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di domenica 20 marzo 2011
POZZUOLI - Interrogatori, controlli, posti di blocco, le immagini delle telecamere di videosorveglianza passate ai “raggi x” alla ricerca di un indizio utile. In queste ore gli inquirenti stanno cercando di dare un nome a quelle due sagome riprese dagli occhi elettronici installati a “guardia” del deposito del mobilificio “Cacciapuoti Arredo Design” dato alle fiamme. Un particolare, un tatuaggio su una mano, o anche gli indumenti indossati dai due uomini che a volto coperto giovedì sera a Pozzuoli hanno appiccato il fuoco. E’ stato ripreso il loro arrivo, intorno l’una di notte, dalla telecamera collocata su una porta secondaria del megastore prima che venisse oscurata con la vernice blu di una bomboletta spray. Probabilmente in quell’angolo nascosto tra la porta e la discesa del deposito hanno armeggiato prima di gettare la benzina attraverso le grate del piano seminterrato, per poi scappare attraverso un vicoletto in direzione della zona di “Sotto il Monte” dove probabilmente c’era un terzo complice ad attenderli.
Intanto domani potrebbero riprendere i sopralluoghi da parte dei tecnici che dovranno verificare la stabilità della struttura che nel frattempo è stata posta sotto sequestro dal magistrato della Procura della Repubblica di Napoli che indaga per incendio doloso. Accusa di reato per ora rivolta “ad ignoti” ma che, qualora venissero individuati i responsabili del raid che ha provocato la distruzione di un deposito e 14 appartamenti mettendo a serio rischio la vita di circa 60 persone potrebbe trasformarsi in “tentata strage”. La pista più seguita, viste le modalità, sembra comunque essere quella di un’azione camorristica, probabilmente un’azione intimidatoria nei confronti del titolate del mobilifici, Carmine Cacciapuoti che continua a respingere questa ipotesi. Nel frattempo restano alloggiate nei vari alberghi cittadini alcune delle 14 famiglie del condominio al civico 90 di via Domitiana: per loro un’altra settimana a spese del comune di Pozzuoli dopodiché dovranno provvedere autonomamente a trovare un alloggio. Residenti che intanto hanno provveduto alla rescissione dei contratti per le forniture di gas, corrente elettrica e delle varie utenze telefoniche. La sensazione è che sia difficile a breve termine un ritorno nelle proprie abitazioni. Il palazzo infatti è stato completamente distrutto dalle fiamme, il solaio tra il piano seminterrato e il primo piano è del tutto inagibile a tal punto che continuano a cadere dei calcinacci. Nelle stesse condizioni anche il solaio tra il primo e il secondo piano e le scale di accesso all’edificio. Nel frattempo la zona circostante la palazzina è stata interdetta e vigilata di notte.

LO SFOGO DI CACCIAPUOTI: "NON CI FERMEREMO"

"FARO' APPELLO ALLE AZIENDE PER AIUTARE QUESTE PERSONE"

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di sabato 19 marzo 2011

POZZUOLI - “Non pensate a Cacciapuoti, pensate a questa gente che ha perso tutto e che ha rischiato di morire. Non importa che io abbia perso 300mila euro, i soldi sono carta straccia, la cosa più importante è che vengano aiutate queste persone. Metterò a disposizione loro tutto quello che ho e chiederò alle mie aziende fornitrici di aiutarli” è questo l’accorato appello lanciato da Carmine Cacciapuoti titolare della “Cacciapuoti Arredo Design” all’indomani del rogo che gli ha distrutto il deposito di mobili e incendiato 14 abitazioni. “Faccio un appello a tutte le aziende del settore e ai miei fornitori affinché aiutino queste 14 famiglie quando ritorneranno a vivere in una casa. Letti, materassi, mobili, chiedo che gli vengano regalati o venduti a prezzi bassi. Nessuno deve pensare al guadagno, se faranno un’azione del genere prima o poi avranno anche dei benefici. Io metterò a disposizione gli operai, il montaggio e tutto quello che posso. Purtroppo non ho più niente, tutta la merce appena arrivata è stata bruciata, perfino il furgone” dice l’imprenditore puteolano che non si scoraggia davanti a quello che sembra essere un attentato in piena regola del quale non si considera un “bersaglio” “. E’ l’opera di due ragazzini che hanno fatto questo per 50 euro, che hanno rischiato di uccidere 60 persone. Forse non sapevano nemmeno loro cosa stessero facendo” dice Cacciapuoti “Quando ti fanno trovare due latte di benzina vuol dire che c’è un messaggio. Ma ripeto che non è racket, nessuno mai è venuto da me a chiedermi tangenti o altro. Se l’avessero fatto li avrei presi a calci, li avrei denunciati subito. Inoltre se avessi saputo di essere bersaglio di qualcuno mica avrei consentito a mia sorella di comprare casa proprio nel palazzo dove ho il deposito? Ma io non ho paura, vado avanti ripartiremo. Ma ora la cosa più importante è pensare a questa gente che deve essere aiutata”