lunedì 9 maggio 2011

VIOLENTATA, SEQUESTRATA E RAPINATA: 2 ARRESTI

NOTTE DA INCUBO PER UNA GIOVANE UCRAINA "TRADITA" DALL'AMICA CHE AIUTA I DUE STUPRATORI

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di domenica 8 maggio 2011

LICOLA - Sequestrata, picchiata, rapinata e poi violentata da due uomini che l’hanno tenuta segregata in casa per un’intera notte. E il ritorno in Italia per un giovane ucraina di 25 anni, K.K., che si trasforma in orrore, tradita da un’amica che aiuta i suoi aguzzini ad abusare di lei. Lo sconcertante episodio di violenza si è verificato in un’abitazione di Licola Mare, lunedì scorso. I carnefici, Hristache Caluian, di 38 anni e Marian George Tase, di 21 anni vengono invitati da una loro amica a trascorrere una serata a casa della donna, con loro anche un’ amica di quest’ultima, di nazionalità ucraina, da appena 4 giorni ritornata in Italia dopo un soggiorno nel suo paese. Una cena in 4, che forse gli uomini attendevano finisse nel migliore dei modi. Ma così non era, e l’ucraina, al termine della cena, manifestava la sua volontà di andare via, di tornarsene a casa. Scelta che però non andava giù né all’amica né ai due ospiti maschi, che la costringevano a restare. La giovane veniva dapprima malmenata dall’amica e successivamente da Culian e Tase, i quali , dopo essersi impossessati della macchina fotografica, di un mp3 e dei documenti relativi al rinnovo del permesso di soggiorno, pretendevano di avere un rapporto sessuale. Che riuscivano ad ottenere con la forza, costringendo la donna dopo averla picchiata brutalmente. La quale rimaneva nelle mani dei suoi aguzzini per l’intera notte e solo all’indomani, quando i due lasciavano l’abitazione, la vittima riusciva a fuggire chiamando il 113 e recandosi, con il volto tumefatto e sanguinante, al Commissariato di Polizia di Pozzuoli dove raccontava la sua triste vicenda. I poliziotti a quel punto, dopo aver ascoltato il racconto della vittima, richiedevano l’intervento di personale del 118 che provvedeva al trasporto in ospedale con conseguente ricovero della donna. Gli agenti sulla base della testimonianza e della descrizione fornita dalla vittima, identificavano e sottoponevano a fermo di Polizia Giudiziaria i due cittadini romeni, perché responsabili dei reati di violenza sessuale, sequestro di persona e rapina aggravata, denunciando in stato di libertà l’amica, per il reato di lesioni personali aggravate. Successivamente alla convalida del fermo dei due, i poliziotti hanno arrestato Hristache Caluian, di 38 anni perché destinatario di un mandato di arresto europeo e di estradizione delle Autorità romene, perché destinatario di un mandato di arresto europeo per il reato di furto aggravato, per il quale dovrà scontare 4 anni e 6 mesi di reclusione.

martedì 3 maggio 2011

VIGILI URBANI PICCHIATI PER UN DIVIETO DI SOSTA

AGENTI DELLA MUNICIPALE AGGREDITI IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA: TRE PERSONE DENUNCIATE, DUE FERITI

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di martedì 3 maggio 2011

POZZUOLI - Un capitano dei vigili aggredita, gettata a terra e trascinata per i capelli mentre un suo agente viene spintonato e schiaffeggiato dopo aver chiesto ad un’automobilista di spostare la sua vettura ferma in divieto di sosta. Follia sabato sera a Pozzuoli in Piazza della Repubblica, sconcertante l’epilogo: 3 persone denunciate, 2 agenti feriti, per loro escoriazioni, contusioni, traumi al volto e una prognosi di 3 giorni, la folla che prende le parti degli aggressori inveendo contro i vigili urbani. Ore 18.30, tre pattuglie del corpo di polizia municipale sono impegnate nel centro storico per i normali controlli del fine settimana a traffico, sosta selvaggia e movida. Due agenti di turno, dopo aver visto un’auto ferma in “divieto di sosta” si avvicinano chiedendo alla conducente di spostarsi. All’interno del veicolo, una Hyunday Getz, c’è S.T. 24 anni puteolana, residente nel quartiere di Monterusciello, insieme a lei un uomo. Al cospetto del vigile che gli chiede di spostarsi lei risponde polemizzando “E che maronn, manc ‘na pizza m poss magnà?” . Convinta, la 24enne accende il motore spostandosi qualche metro più avanti. Assistita la scena, i due agenti si dirigono nuovamente vicino alla conducente chiedendo come mai avesse di nuovo parcheggiato l’auto laddove non era consentito. A quel punto la 24enne risponde di “essere incinta” e di “non potersi muoversi da quella piazza”. Gli agenti chiedono i documenti, il libretto di circolazione e l’assicurazione dell’auto, che risulta essere scaduta a luglio del 2010. L’auto è da sequestrare, ma la decisione non va giù alla donna che dopo aver chiesto aiuto alla madre che nel frattempo si trovava in un vicino negozio, si scaglia contro uno degli agenti prima spintonandolo e poi prendendolo a schiaffi. Nel frattempo dall’auto scende anche l’uomo che fino a quel momento aveva “condannato” l’atteggiamento poco rispettoso della donna, scagliandosi anch’egli contro i caschi bianchi. Un’aggressione in piena regola nella quale viene coinvolto anche il capitano del corpo di polizia municipale Ermenegilda Di Giorgio che viene presa per i capelli dalla madre della 24enne, fatta cadere a terra e trascinata per qualche metro. Si vivono attimi di forte tensione, gli agenti sono vittime di un’aggressione in piena regola e la gente in quel momento presente in piazza inveisce contro di loro. E’ follia pura. Nel parapiglia l’uomo che si trovava a bordo della vettura dopo aver colpito con un pugno un agente riesce a scappare, mentre le due donne finalmente vengono bloccate e condotte al comando di polizia municipale di Pozzuoli, dove vengono denunciate a piede libero per “resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale”.

domenica 1 maggio 2011

ANCORA SANGUE SULLA "STRADA DELLA MORTE"

IERI L'ENNESIMO INCIDENTE TRA ARCO FELICE E POZZUOLI
6 FERITI, DUE GIOVANI IN GRAVISSIME CONDIZIONI: LA SMART SU CUI VIAGGIAVANO SI E' RIBALTATA DOPO UNA CURVA

di Gennaro Del Giudice

POZZUOLI - Ancora sangue ieri mattina lungo la “curva della morte”, sull’asse viario Copin dove il 3 aprile scorso un grave incidente è costato la vita al 33enne Alessandro Sapio, morto appena una settimana fa dopo una lunga agonia. Anche questa volta è stato tragico l’epilogo sulla strada dopo pochi minuti di pioggia, con l’asfalto liscio e le ruote hanno iniziato a perdere aderenza: 6 feriti, di cui due in gravissime condizioni e che in queste ore stanno lottando contro la morte nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli. I più gravi sono Maria Domenica Calà, 23 anni e Giuseppe Di Nunzio 25 anni, entrambi di Pozzuoli che viaggiavano a bordo di una Smart Cabriolet, mentre gli altri 4 feriti sono una coppia di coniugi di Napoli e i loro due figli piccoli, i quali si trovavano a bordo di un Bmw 320. Per loro solo qualche contusione e diverse escoriazioni, le loro condizioni non destano preoccupazioni. Nell’incidente è stata coinvolta anche una terza macchina, una Ford Focus C-Max, ma fortunatamente il passeggero è uscito illeso. Una prima ricostruzione della dinamica è stata fatta dagli agenti di polizia municipale di Pozzuoli diretti dal capitano Silvia Mignone e dal comandante Luigi De Stefano accorsi sul posto negli attimi successi all’incidente e che potrebbe essere avvalorata o smentita dallo sviluppo delle indagini sulla base dei rilievi e delle testimonianze delle persone coinvolte. Ma veniamo alla cronaca di questo drammatico sabato mattina che ancora una volta ha avuto come teatro quella che ormai è stata ribattezzata la “curva della morte”. Erano da poco trascorse le 13 circa quando i due giovani a bordo della Smart stavano viaggiando in direzione della Solfatara, dopo aver oltrepassato la rotonda che conduce verso via Campi Flegrei da un lato e via Fascione dall’altro. Ed era da qualche minuto che stava piovigginando, l’asfalto era leggermente bagnato. Quando improvvisamente, dopo aver effettuato la curva che conduce al rettilineo in direzione del ponte che la Smart perdeva il controllo, uscendo fuori strada e iniziando a girarsi su se stessa, fino ad invadere la corsia opposta. Ma in quel momento dall’altra parte si trovava a passare la Bmw con a bordo la famiglia napoletana, alla guida delle quale c’era M.R. 36 anni il quale trovandosi sulla propria strada la macchina "impazzita" tentava inutilmente di scansarla. La Bmw veniva così urtata sulla parte anteriore sinistra (quella del lato guida) mentre la Smart, dopo la collisione si impennava capovolgendosi. A testimonianza che la piccola biposto nell’urto si impennava alzandosi letteralmente dalla strada era il racconto di una pattuglia di vigili urbani che di servizio ad un incrocio poco distante vedevano l’auto fare un “volo” per poi cadere sul selciato. Nel frattempo, i due ragazzi che occupavano la Smart venivano sobbalzati fuori dall’abitacolo cadendo sull'asfalto. E’ da appurare se i due stavano viaggiando con il tettuccio aperto o se questo si sia aperto a seguito della collisione. Ad avere la peggio era Giuseppe Di Nunzio che a quanto pare era seduto al lato passeggero (anche se questa ipotesi non è stata ancora confermata) il quale cadeva nella corsia opposta. Dove nel frattempo, sopraggiungeva un’altra automobile, la Ford Focus C-Max guidata da E.G. 36 anni, che per scansare la Bmw che era rimasta coinvolta nell’urto, si ritrovava davanti a sé il ragazzo, investendolo. Fortunatamente il conducente avrebbe fatto in tempo a frenare, evitando la peggio. Una scena raccapricciante quella che si presentava a chi in quel momento si trovava a passare lungo la strada, con i due ragazzi stesi a terra e gravemente feriti. Lungo la strada rimaneva la Smart accartocciata sottosopra. Mentre la Bmw era danneggiata sulla parte anteriore e i suoi airbag erano entrambi scoppiati. Particolarmente gravi apparivano fin dal primo momento le condizioni del 25enne, finito dopo lo sbalzo sull’asfalto per essere investito dall’automobile. Gravemente ferita anche la 23enne finita anch’essa fuori dall’abitacolo. Sul posto giungevano numerose ambulanze del 118, i feriti venivano tutti trasportati al vicino pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie”. Nel frattempo le tre auto coinvolte venivano poste sotto sequestro dagli agenti di Polizia Municipale e condotte dal servizio carri attrezzi presso il deposito giudiziario di via Nullo a Licola mentre i conducenti venivano sottoposti ad alcol e droga test. Durante le operazioni di soccorso il traffico rimaneva paralizzato in entrambe le direzione, nella zona della Solfatara e nella parte bassa, tra Arco Felice e via Fascione. La situazione tornava alla normalità solo dopo le 15.

PALAZZINA BRUCIATA: INIZIANO I LAVORI

MARTEDI' IL VIA ALLA MESSA IN SICUREZZA DELLO STABILE
TUTTE LE FAMIGLIE HANNO TROVATO SISTEMAZIONE TRANNE UNA, RIMASTA IN ALBERGO A PROPRIE SPESE

di Gennaro Del Giudice


POZZUOLI - Finalmente qualche buona notizia sembra arrivare per gli sfollati della palazzina andata distrutta lo scorso marzo a seguito dell’incendio al deposito del mobilificio “Cacciapuoti” di Arco Felice. Se da un lato pare che non ci siano novità da un punto di vista delle indagini sulle quali gli inquirenti mantengono lo stretto riserbo, qualcosa invece sembra muoversi per quanto riguarda il recupero della struttura. Infatti l’ultima buona notizia è che per martedì prossimo sono in programma i lavori di messa in sicurezza dell’edificio, il quale è stato dissequestrato 15 giorni fa. Dopo aver collocato delle lamiere che fungono da barriera, in maniera tale da “proteggere” il palazzo da eventuali azioni di sciacallaggio oltre che per motivi di sicurezza in attesa della bonifica dell’intero stabile, è stato dato il nulla osta per la messa in sicurezza e il conseguente recupero e ristrutturazione dell’edificio. Ad eseguire i lavori sarà una ditta nominata dalla società “Steflin srl” proprietaria di 12 dei 14 appartamenti che compongono il palazzo al civico 90 di via Domitiana. Le prime operazioni riguarderanno la verifica della tenuta dello stabile, la messa in sicurezza dell’edificio con operazioni di puntellamento e la pulizia generale delle aree. “Per martedì sono previsti i primi lavori si messa in sicurezza, perché in questo momento la prima cosa da fare è rendere l’edificio sicuro anche per chi ci dovrà lavorare dentro” conferma lo stesso amministratore del condominio Gennaro Mirata che durante il periodo nel quale furono apposti i sigilli fu nominato “custode giudiziario” dal pubblico ministero titolare delle indagini Gloria Sanseverino “ Quindi la ditta incaricata provvederà al puntellamento, poi alla pulizia all’interno della struttura. Si partirà con il deposito, per poi via via salire e completare l’intero edificio. Poi successivamente solo dopo che sarà completata questa prima fase dei lavori, potranno iniziare i lavori di ristrutturazione della palazzina che ci auguriamo possano iniziare per il mese di dicembre” A quanto pare, i solai tra il piano interrato (quello che ospitava il deposito di mobili) e il primo piano e quello tra quest’ultimo e il secondo piano sarebbero andati completamente distrutti. L’incendio di chiara matrice dolosa, le cui sequenze in parte vennero riprese dalle telecamere di videosorveglianza installate all’esterno del punto vendita “Cacciapuoti Arredo Design”, veniva appiccato da due uomini a volto coperto. Armati di due taniche di benzina, poco dopo l’una di notte del 17 marzo scorso, cospargevano di liquido infiammabile il piano seminterrato della palazzina adibito a deposito, appiccando poi il fuoco e costringendo 60 persone a scappare dalle proprie case, nelle quali non sono potute più tornare da quella maledetta notte. Nel frattempo solo una famiglia non ha trovato ancora una nuova abitazione ed è costretta dallo scorso 17 aprile ad alloggiare a proprie spese presso l’hotel Gauro dove per 1 mese ha potuto beneficiare del sussidio offerto dal comune di Pozzuoli. Mentre gran parte delle 14 famiglie è riuscita a trovare una casa in affitto, nonostante le tante difficoltà dovute ai fitti elevati e alle notevoli spese per l’acquisto di mobili e suppellettili.

TRAVOLTA DA UN'AUTO: L’APPELLO DELLA FIGLIA

TIZIANA PORTANOVA CHIEDE LA TESTIMONIANZA DI CHI HA SOCCORSO LA MAMMA SUBITO DOPO L'INCIDENTE
INTANTO LA 61ENNE E' ANCORA IN PROGNOSI RISERVATA. LE SUE CONDIZIONI RESTANO GRAVI

di Gennaro Del Giudice

POZZUOLI - “Chiedo a quella ragazza bionda che lunedì sera era alla guida di una cinquecento grigia e che ha assistito all’incidente di mia madre di farsi viva, di contattarmi perché la sua testimonianza potrebbe essere molto importante per capire come realmente sono andate le cose. “ E’ questo l’accorato appello lanciato da Tiziana Portanova, la figlia della 61enne investita da un’automobile lunedì scorso mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali ad Arco Felice. “Ricordo che questa ragazza è stata tra le prime persone ad assistere mia madre mentre era a terra, è stata lì fino a quando l’ambulanza non l’ha portata in ospedale. Poi ad un certo punto si è avvicinata a me chiedendomi se mi poteva essere d’aiuto, se volevo il suo nome. Ma io in quel momento non capivo nulla, pensavo solo alle condizioni di mia mamma e quindi non ho potuto prendere i suoi dati. Ora le chiedo di farsi viva, perché il suo racconto potrebbe essere molto importante” racconta ancora Tiziana che da quella maledetta sera di lunedì di Pasquetta è in apprensione per le condizioni di salute della madre, che è ancora ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli. Le condizioni della donna restano ancora gravi ma stazionarie. M.P., 61 anni, puteolana che vive con la propria famiglia in via Montenuovo Licola Patria a poca distanza dal luogo dove è stata investita, nell’urto con l’auto ha riportato la rottura della milza che gli è stata asportata dai sanitari, la rottura del bacino ed il perforamento di un polmone oltre a varie fratture, traumi ed escoriazioni per tutto il corpo. Ad investirla è stata una ragazza che vive al Monte di Procida, N.M., 27anni, che in quel momento si trovava alla guida di una Daewoo Matiz di colore grigio. A quanto pare la ragazza era in compagnia di un amico quando, giunta all’altezza di un noto rivenditore di biciclette e di un’agenzia di scommesse sportive non vedeva la 61enne che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, prendendola in pieno. Erano le 21 circa del lunedì di Pasquetta quando la vittima, che si trovava nella zona per lavoro, veniva tranciata in pieno dall’automobile, nonostante la zona fosse illuminata e la strada particolarmente trafficata a causa del giorno di festività . La donna sarebbe stata colpita al fianco per poi essere sobbalzata sul cofano finendo sul parabrezza anteriore, che nell’urto con andava in frantumi. A soccorrerla alcuni passanti tra i quali appunto quella ragazza bionda che era alla guida di una cinquecento grigia la quale avrebbe assistito a tutta la scena e la cui testimonianza potrebbe ora essere utile per lo sviluppo delle indagini. Nella speranzosa attesa che la 61enne possa uscire dal coma e ristabilirsi al più presto.

giovedì 28 aprile 2011

TRAVOLTA SULLE STRISCE PEDONALI: IN FIN DI VITA

DRAMMATICO INCIDENTE AD ARCO FELICE

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di giovedì 28 aprile 2011


POZZUOLI - Era la sera di Pasquetta quando, dopo essere uscita di casa per gettare la spazzatura è stata travolta da un’automobile mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali. L’urto le ha spappolato la milza, provocandogli un’emorragia interna e ora M.P., 61 anni di Arco Felice, sta lottando contro la morte nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli. Il tragico incidente lungo via Domitiana, nei pressi di un noto rivenditore di biciclette e di un’agenzia di scommesse sportive, a pochi passi dalla caserma dei carabinieri, poco dopo le 21. La 61enne che in quel momento era da sola, probabilmente era uscita di casa per gettare la spazzatura quando, dopo aver attraversato lo spartitraffico che divide i due sensi di marcia, veniva investita da un’automobile, una Daewoo Matiz di colore grigio. Alla guida della quale c’era una ragazza, N.M., 27anni residente al Monte di Procida. L’impatto tra l’auto e la donna che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali era violentissimo. La donna sarebbe stata colpita al fianco per poi essere sobbalzata sul cofano finendo sul parabrezza anteriore, che nell’urto con andava in frantumi. Un impatto violentissimo tra la carrozzeria dell’auto e il corpo della donna che provocava la frattura della milza e una emorragia interna, oltre a diverse ferite in altre parti del corpo. A prestare i primi soccorsi alla 61enne era proprio la giovane che qualche attimo prima l’aveva investita, sotto shock per quanto accaduto. A quanto pare, secondo la ricostruzioni fatte dagli agenti di polizia municipale di Pozzuoli giunti successivamente sul posto, l’incidente sarebbe stato provocato da una distrazione da parte della 27enne che non avrebbe visto la donna mentre stava attraversando la strada. Da escludere, secondo gli inquirenti, altre cause quali scarsa illuminazione o precarie condizioni della strada visto che in quel punto il manto stradale è stato rifatto da poco e l’illuminazione pubblica è funzionante. Una “semplice” distrazione che potrebbe costare cara alla povera 61enne che in queste ore sta lottando contro la morte nella sala di rianimazione dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” dove negli attimi successivi l’incidente veniva trasportata dai sanitari del 118 accorsi sul posto dove in queste ore è ricoverata nel reparto di rianimazione in prognosi riservata. Sul posto, oltre ai sanitari del 118, giungevano anche gli agenti del corpo di polizia municipale di Pozzuoli diretti dal comandante Luigi De Stefano i quali, dopo aver effettuato i rilievi necessari a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e dopo aver ascoltato il racconto della ragazza. La Daewoo Matiz della giovane veniva prelevata nel parcheggio dell’ospedale “La Schiana”, dove nel frattempo la 27enne veniva sottoposta ai test alcolemici, per essere trasportata presso il deposito giudiziario di Licola dopo essere stata posta sotto sequestro.


mercoledì 27 aprile 2011

INCENDIATO UN VAGONE DI UN TRENO DELLA SEPSA

IL ROGO DI MATRICE DOLOSA E' STATO APPICCATO NELLA STAZIONE DI LICOLA

di Gennaro Del Giudice

LICOLA - Incendio nella notte alla stazione della Circumflegrea di Licola, ad andare in fiamme è stato uno dei vagoni di un treno della Sepsa. L’episodio, di chiara “matrice dolosa” visto che sul posto sono state ritrovate due bottiglie con tracce di benzina si è verificato nella notte tra mercoledì e giovedì e sarebbe da ritenersi, secondo gli inquirenti, un atto vandalico. Messo in atto da “qualcuno” che in cerca di emozioni “forti” avrebbe scelto come “divertimento” quello di incendiare una carrozza del convoglio. Provocando un danno di 3mila euro all’azienda che gestisce le rete ferroviaria. A dare l’allarme, quando il fuoco aveva avvolto la parete esterna della carrozza è stato il custode della stazione che abita al primo piano della palazzina. L’uomo nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi avrebbe notato le fiamme dando immediatamente l’allarme: così sul posto giungevano i carabinieri dalla vicina stazione di Licola e i vigili del fuoco. Ad andare in fiamme era la facciata esterna di una delle carrozze di un convoglio che in quel momento si trovava fermo su uno dei due binari di servizio. “ L’ex custode che abita sopra si è accorto dell’incendio e ha dato l’allarme” ci ha spiegato venerdì mattina un impiegato della stazione “Dicono che si sia trattato di un atto vandalico. Hanno cercato di buttare la benzina anche dentro il treno attraverso una fessura perché non erano riusciti ad abbassare il finestrino. Ora il vagone è stato rimosso e portato a deposito”. A quanto pare, secondo le ricostruzioni fatte nei minuti successivi al raid, ad agire sarebbero stati alcuni ignoti che avrebbero prima tentato di abbassare un finestrino, in maniera tale da potere poi cospargere con il liquido infiammabile l’interno del vagone e provocare danni più devastanti. Così attraverso una fessura sono riusciti a far cadere la benzina per poi appiccare il fuoco. Fiamme che però si spegnevano spontaneamente, provocando lievi danni alla porta scorrevole del vagone e al rivestimento in plastica del pavimento. Successivamente durante il sopralluogo tecnico da parte dei militari venivano rinvenute lungo il secondo binario (quello dove era fermo il treno) 2 bottiglie di plastica con tracce di benzina. Quindi un incendio di chiara matrice dolosa che però gli inquirenti consideravano di verosimile matrice vandalica. Qualche ora dopo, conclusi i sopralluoghi, il vagone bruciato veniva rimosso consentendo il normale traffico dei convogli lungo la tratta Torregaveta – Montesanto sulla quale non si registravano ne disagi ne ritardi. Mentre i danni provocati dal rogo venivano quantificati dai tecnici in circa 3mila euro. Nel frattempo ci si chiede chi abbia potuto mettere a segno un simile atto vandalico. Nella zona, dove forte è il degrado, vivono numerosi immigrati nordafricani e provenienti dall’est europeo e l’area intorno alla stazione diventa spesso un luogo di “riparo” per queste persone. Ma anche di giovani che vanno alla ricerca di “avventure” e che mossi da spirito di vandalismo, come spesso accade proprio nelle stazioni e sugli stessi vagoni dei treni, ricoperti dalla vernice delle bombolette. E che la banchina della stazione di Licola “ospiti” vandali e barboni è dimostrato anche dalla presenza di bottiglie di vino, birre e liquori “segno” che qualcuno di giorno e di notte soggiorna in questa zona. Dove è semplicissimo accedervi: infatti nonostante la stazione dopo l’ultima corsa serale venga chiusa e quindi venga impedito l’accesso all’edificio, resta comunque aperto il passaggio sulla banchina e ai binari, ai quali si può giungere dal passaggio a livello di via dei Platani che mentre di giorno viene presidiato, di notte rimane incustodito.



giovedì 21 aprile 2011

VICINE DI CASA LITIGANO PER I RIFIUTI: UNA FINISCE IN OSPEDALE

NECESSARIO L'INTERVENTO DEI CARABINIERI PER SEDARE LA RISSA

di Gennaro Del Giudice
sul "Roma" di giovedì 21 aprile 2011

POZZUOLI - Due amiche e vicine di casa che litigano per la spazzatura, vengono alle mani, volano schiaffi e pugni: l’incivile una finisce in ospedale, l’altra denunciata. L’assurda storia ha come teatro il quartiere di Monterusciello, uno dei palazzoni della cooperativa “Rinascita Flegrea” di via Allodi. Sono da poco trascorse le 16 quando esasperata dai cassonetti stracolmi di rifiuti proprio sotto casa e dalla puzza che una 40enne scende in strada e in “segno di protesta” decideva di spostare la spazzatura al centro della strada, rovesciare una campana della differenziata in maniera tale da non consentire il passaggio delle automobili. Comprensibile la disperazione, meno la metodologia adottata. Alla scena assistevano anche gli altri residenti della palazzina, tra questi una 30enne alla quale non andavano giù i modi con i quali la donna aveva deciso di “ribellarsi”. La giovane a quel punto chiedeva spiegazioni alla donna, mostrando tutta la sua contrarietà verso quei gesti ritenuti di inciviltà e che non potevano fare altro che peggiorare la situazione. L’artefice della protesta, dopo aver ricevuto il richiamo, mostrava a sua volta il suo disappunto, essendo convinta di non “meritare” alcuna strigliata ma convinta che quello che aveva appena compiuto era un gesto utile per “far smuovere le acque”. Nel frattempo il battibecco assumeva toni sempre più accesi con le due donne iniziavano ad un certo punto ad insultarsi. Urla, grida tra le due vicine di casa che improvvisamente venivano alle mani, nel bel mezzo della strada, tra la spazzatura. Ma ad avere la peggio tra le due era la 40enne, quella che aveva gettato la spazzatura in strada. Secondo i racconti di alcune persone che avrebbero assistito alla scena, la 30enne l’avrebbe colpita più volte alla faccia, facendola cadere a terra. A tal punto da rendere necessario l’intervento di un ambulanza. Anche in questo caso comprensibile la rabbia di fronte all’atto di inciviltà, meno il metodo adottato. Nel frattempo giungevano anche i familiari delle due, si rischiava la rissa e per calmare gli animi era indispensabile l’intervento dei carabinieri che giungevano dalla vicina caserma di Monterusciello. Preoccupanti nel frattempo erano le condizioni della 40enne per la quale era necessario l’intervento dei sanitari del 118 che dopo le prime cure sul posto, trasportavano la donna ferita a bordo di un’ambulanza all’ospedale “Santa Maria delle Grazie”.


mercoledì 20 aprile 2011

ESCLUSIVA

LE IMMAGINI DEL RAID AL MOBILIFICIO "CACCIAPUOTI"
LE TELECAMERE HANNO RIPRESO 2 UOMINI MENTRE APPICCAVANO IL FUOCO



POZZUOLI - Dal primo momento fu chiara la “matrice dolosa” dell’incendio che distrusse completamente il deposito di mobili e ben 14 appartamenti. Sul posto gli attentatori fecero ritrovare due latte di benzina vuote, segno inequivocabile di un messaggio voluto lasciare alla loro vittima. La sequenza del raid venne in parte ripresa dalle telecamere di videosorveglianza installate all’esterno del mobilificio di Cacciapuoti. Dai fotogrammi si vedrebbe un auto lasciare la zona e due uomini, con i volti coperti da cappucci “armeggiare” nello spazio tra la porta di emergenza del punto vendita e la discesa che porta al deposito nel piano interrato del palazzo. Riprese che ad un certo punto termineranno perché i due malviventi, probabilmente fino a quel momento non ancora accortisi della telecamere, offuscheranno l’obiettivo con una bomboletta spray di colore blu. E proprio negli ultimi fotogrammi, che riportano come orario l’una e ventinove del 17 marzo 2011, che si vedono i due uomini, spostarsi dall’angolo nel quale avevano operato verso il deposito. Il primo mantiene nella mano sinistra un tubicino, probabilmente utilizzato per far cadere la benzina dalle taniche attraverso le grate. Dietro di lui l’altro complice, anche lui incappucciato che lo segue. Di lì a poco i due cospargevano l’intero deposito facendo finire sul pavimento una cinquantina di litri di benzina per poi appiccare il fuoco. Pochi minuti e le fiamme divampavano, investendo anche un camion che si trovava nel garage del deposito e alcune automobili ferme fuori al palazzo, e fino a giungere all’ultimo piano della palazzina, distruggendo in poche ore l’intero stabile. Dopo aver appiccato il fuoco i due uomini si davano alla fuga, probabilmente scappando dal lato opposto a Via Domitiana, verso il Rione Toiano. Chi erano quei due uomini? Perché hanno appiccato il fuoco? Quale mandante e movente di un’azione così tanto devastante? La matrice, viste le modalità sembrerebbe essere chiaramente di origine mafiosa, una spedizione punitiva verso un obiettivo che sembrerebbe essere Carmine Cacciapuoti, il quale però fin dal primo momento agli inquirenti che indagano sull’accaduto ha smentito di aver ricevuto richieste di racket, intimidazione o minacce.

USURA AGLI IMPRENDITORI: PUTEOLANO ARRESTATO

IL 33ENNE MARIO CRISCI FINISCE IN CARCERE CON UNA SERIE DI GRAVISSIME ACCUSE
E' RITENUTO A CAPO DI UNA "HOLDING DEL TERRORE" CHE AGIVA IN 5 REGIONI ITALIANE


POZZUOLI. Anche il ministro dell’interno Roberto Maroni e quello della Giustizia Angelino Alfano hanno rivolto il loro plauso alle forze dell’ordine per l’operazione che ha sgominato la “Holding del Terrore” al capo della quale c’era Mario Crisci, soprannominato “ o’ dottore, nato a Napoli ma cresciuto a Pozzuoli, dove per anni ha vissuto con la sua famiglia. Quella capeggiata dal 33enne era una grossa organizzazione mafiosa che aveva i suoi interessi al Nord e in altre regioni d’Italia. Il loro “lavoro”? Usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria che nel corso del tempo sono stati perpetrati nei confronti di oltre 100 società. Prestavano soldi, per poi richiederli a tassi usurari, minacciando le vittime che non riuscivano a tener fede ai pagamenti. Minacce che si trasformavano in brutali pestaggi e in alcune occasioni anche in rapimenti. A sgominarla, i carabinieri di Vicenza e della Direzione Investigativa Antimafia di Padova coordinati dalla DDA di Vicenza che hanno eseguito 25 provvedimenti restrittivi in Veneto, Lombardia, Sardegna, Puglia e Campania. E proprio qui, nella sua abitazione di Castelvolturno, dove da qualche tempo viveva con moglie e figlie, che Mario Crisci, ritenuto dagli inquirenti al “vertice della piramide” che all’alba di giovedì è stato arrestato. Un maxi blitz che ha richiesto un notevole numero di uomini con oltre 300 carabinieri, militari della Dia appartenenti ai diversi comandi provinciali; e di mezzi, tra i quali anche 2 elicotteri e che ha visto anche l’impiego di 2 unità cinofile. Sequestrati assegni, cambiali e cessioni di credito aziendali degli usurati per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro, oltre ad armi e munizionamento da guerra. Una grossa organizzazione mafiosa che, secondo gli inquirenti, era collegata al clan camorristico dei casalesi e che operava prevalentemente nel Nord Est d’Italia, oltre che in alcune regioni del centro e del Sud e che aveva tra le sue “vittime preferite” soprattutto gli imprenditori operanti nel settore dell’edilizia.

LE ATTIVITA' - Il lavoro del gruppo criminale consisteva nel reperire imprenditori titolari di piccole e medie aziende in difficoltà economiche, alle quali i malviventi andavano in “aiuto” prestando soldi. Il tutto, fatto attraverso una società cosiddetta “schermo”, nella fattispecie si trattava della “Aspide”, azienda di recupero crediti con sede principale a Padova. L’organizzazione capeggiata da Crisci aveva una propria organizzazione interna: oltre al capo, c’erano i “procacciatori” di aziende in difficoltà che una volta individuate venivano “contattate” dagli “emissari” del gruppo; le cosiddette “teste di legno” alle quali intestare beni; gli amministratori dell’organizzazione; i “bracci armati” cioè coloro che picchiavano le vittime e i “fedelissimi” di Crisci, da tutti conosciuto come “il dottore” che, stando ai riscontri investigativi sulla base di testimonianze e intercettazioni telefoniche, agiva in maniera “ spietata” nei confronti delle vittime. L’organizzazione prestava soldi a tassi usurari che in alcuni casi arrivavano anche al 180% annuo, fino a soffocarle. In questo modo gli imprenditori in difficoltà, che vedevano il loro debito aumentare anziché diminuire, erano costretti a dover cedere anche le proprie attività, oltre ai loro beni, tra i quali anche gli immobili. Ma il “lavoro” della Holding criminale non si limitava a questo: per creare un giro di “affari” sempre più grandi, mettevano gli stessi imprenditori in difficoltà e in debito con loro di procacciare a loro volta altri imprenditori in difficoltà, che successivamente sarebbero poi diventate loro vittime. Le quali, quando non riuscivano a rispettare le “scadenze” imposte dai criminali, venivano picchiate selvaggiamente. Gli imprenditori per saldare i loro debiti nella maggior parte dei casi venivano costretti a fare versamenti attraverso le “poste pay”, sistema attraverso il quale poi il gruppo criminale pagava gli stipendi agli affiliati destinando anche una parte di essi ad alcuni detenuti e alle loro famiglie affiliate alla camorra.

LA DENUCIA E LE INTERCETTAZIONI - A far emergere il tutto, la denuncia da parte di una delle vittime soffocata dagli strozzini, oltre alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Dalle quali appunto è emersa la crudeltà oltre al ruolo di capo di Mario Crisci. Come nel caso che coinvolse un imprenditore il quale dopo essere stato già più volte malmenato implora al “dottore” di dargli qualche altro giorno di tempo per saldare il debito. Ma Crisci, oltre che ad alzare la “posta” davanti alla disperazione dell’uomo, invita i suoi a continuare a malmenare la vittima. Alla quale successivamente verrà rapito il padre 73enne anche lui a sua volta malmenato dallo stesso Crisci. O ancora il caso di un altro imprenditore al quale furono prestati 55 mila euro nel maggio 2010, diventati in 8 mesi ben 200 mila da restituire insieme a tre appartamenti nuovi. Ora i 25 indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso,usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, in danno di centinaia di imprenditori.